giovedì 30 giugno 2011

It's in the water, baby

Ritorna l'estate.

Ritornano le strade che portano alla spiaggia. Almeno 40 minuti per arrivare (sia che parta da Roma o da Enna), trovare un angolino di sabbia rovente, tra famiglie caciarone e bambini che sfrecciano incuranti di quanto sollevano e riversano addosso ai vicini.

Io vorrei solo rilassarmi e leggere un po', ma vari elementi cospirano. Ad esempio i bar, con quella porcheria sparata dai loro altoparlanti che si ostinano a chiamare "musica", per cui mi tocca leggere (unz unz) due righe (unz unz), rendermi conto che non ho capito nulla (unz unz) e ricominciare da capo.

L'aria è completamente ferma, oppure spazza via tutto, riducendoci a delle cotolette panate, e aggiungendo il pericolo di ritrovarsi un ombrellone in un occhio (oltre alla sabbia).

E questo è solo uno dei pericoli a cui badare. Gli altri me li ricorda la voce di mia madre:
  1. "Stai attento che possono esserci vortici!"
  2. "Non fare il bagno dopo mangiato!"
  3. "Hai sentito cos'è successo ieri?", riportando la notizia di un uomo che ha salvato il proprio figlio dall'annegamento ma poi lui stesso non ce l'ha fatta. Ve l'ho già detto che mia madre ha una predilezione per notizie di cronaca e previsioni del tempo? "Occhio che c'è brutto tempo!"
Insomma fare il bagno richiede tutto il mio coraggio. Inoltre l'acqua è tutto fuorché trasparente. Il mare, più che un olio, sembra un colore ad olio, dotato di consistenza, viscosità e tinta (a volte capita di vedere la schiuma gialla e spugnosa - per capirci, sembra uno di quei formaggi dietetici). Di conseguenza la mia fantasia non conosce limiti in merito a quali pericoli possano annidarsi in mare. Non so voi, ma io immagino spesso che dal profondo si materializzi un tentacolo gigante e mi afferri per portarmi giù con lui.

L'anno scorso io e Lei ci siamo concessi una vacanza a Sharm El Sheik. Lì l'acqua è trasparente senza dubbio (niente a che fare con Ostia). Un giorno delle piccole meduse si sono avvicinate alla spiaggia ed era possibile toccarle senza subire aggressioni in cambio: meraviglioso. Ho nuotato a fianco di un pesce (un aguglia? o un cicerello?). Niente code o semafori sulla Colombo.

Ma sembrerebbe che abbiamo fatto appena in tempo, perché solo qualche mese dopo sono arrivate notizie di aggressioni da parte di squali proprio su quelle coste. Eccheccazzo!

E allora anche quest'anno torniamo sul litorale laziale. Va bene, non ci saranno i coralli, non si riuscirà a vedere il fondo, però mi basta vincere le mie futili e irrazionali paure di cui sopra e posso fare il bagno.

Mentre siamo diretti a Torvaianica con SantaFlo, chiedo a Cacodemone se ha sentito la notizia del delfino spiaggiato (purtroppo deceduto in seguito).

- Azz, pure i delfini arrivano a riva? Non si sta proprio tranquilli!
- Be', un delfino non è pericoloso, no?
- A te pare. Loro non se ne rendono conto, vogliono solo giocare, ma sono capaci di afferrarti per un piede e portarti a fondo.

Ecco, non se ne esce. Ormai entrare in acqua è diventato un incubo.

Va be', speriamo bene.


(Courtesy of Vincenzo Bruno)

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Panic attack" dall'album "Octavarium" dei Dream Theater. Voi fate come cazzo vi pare.

domenica 26 giugno 2011

Scaricare musica illegalmente

Visto che è Free Mouth, questa Radio dice quello che vuole. Con ben tredici lettori fissi, non può certo provocare una rivoluzione coordinata da Langley. Va be', se non vi basta, aggiungo che questo post non vuole assolutamente spingervi ad alcuna attività illegale (disclaimer AKA mi paro il culo). Si tratta solo di qualche mia speculazione sull'argomento.

Dunque, scaricare illegalmente. Un'attività può essere dichiarata illegale se, ad esempio, danneggia qualcuno.

Supponiamo io mi procuri "Texas flood" di Steve Ray Vaughan senza pagarlo (una volta si registravano le cassette dall'album comprato da un amico o dalla radio, ci pensate?). L'artista, povero cristo, è tragicamente scomparso in un incidente tempo fa. La sua persona non può certo venire danneggiata, ma magari gli farebbe piacere sapere che le sue opere continuano ad essere apprezzate nel mondo, anche a distanza di anni. Diverso il discorso del guadagno degli eredi o comunque dei detentori dei diritti, persone che non sarebbero mai state in grado di suonare una nota che è una di SRV, però girano in limousine e abitano in case a Beverly Hills pagate con quei soldi. Non vi fa schifo tutto questo? A me parecchio.

Ma nel caso di artisti ancora viventi, toglierei loro il pane di bocca? Be', dipende. Da vari fattori.

Innanzi tutto, che tipo di contratto ha stipulato il musicista con la propria casa discografica? Percepisce una percentuale sulle vendite? O si è invece accordato per un forfait, in cambio della realizzazione di un certo numero di album in un dato arco di tempo? Quest'ultima è in effetti una formula parecchio utilizzata e non immaginereste neanche quanti album di successo sono stati prodotti con essa - ovvero, la loro mera vendita non ha portato granché nelle tasche degli autori/interpreti. In quest'ultimo caso, non sto danneggiando l'artista (almeno, non direttamente) ma chi ha invece investito su questi.

Passiamo all'argomento "spese". Quanto costa registrare un album? Relativamente poco. Se un artista di fama mondiale si permette i migliori studios, chi ha disponibilità più limitate ha comunque la possibilità di registrare su hard disk, utilizzando vari emulatori digitali ecc. In quest'ultimo caso, è chiaro, la qualità ne risente, come ho già detto. Però non verrete a dirmi che per registrare un album hip hop vengono usati muri di JCM 800? POD, batterie elettroniche, suoni campionati e via così. (Paradossalmente, i big arrivano a realizzarsi un vero studio di registrazione in casa propria.)

Mettiamo che io scarichi un album di, che so, Lady Gaga. Con tutto il rispetto, ma non credo che i suoi ascoltatori sappiano distinguere se per le incisioni sono stati usati strumenti reali, emulati o vintage. Quello che però rappresenta questo ennesimo prodotto dello show biz va molto al di là di quanto inciso su CD. Intendo dire: riuscite a immaginare Lady Gaga senza MTV? Senza i videoclip? Senza i costumi, le coreografie, il panino strappato a morsi? Quando qualcuno acquista il nuovo album della Germanotta, compreso nel prezzo paga parecchie cose, ma la musica incisa rappresenta una percentuale risibile.

Infatti, quali sono i costi di un CD? Della incisione ho detto, cosa rimane? Uno di questi è la distribuzione, che in realtà riguarda qualsiasi oggetto "fisico" troviamo in un negozio convenzionale: nei tortelli di Giovanni Rana troviamo lui, ma anche il costo per il confezionamento e il trasporto dallo stabilimento di produzione presso la Coop sotto casa nostra - più tante altre cosette.

Un ulteriore costo è la pubblicità o più in generale il marketing. Ci sono vari modi per venire a conoscenza del lavoro di un (o una) artista/band. Uno di questi è, naturalmente, la TV. Che io non guardo ormai da parecchi anni. Ma ci sono ancora le radio. E che dire delle interviste o comunque gli articoli sulle riviste?

Ora, a parte che non ascolto Lady Gaga, perché dovrei pagare nel costo del CD tutto questo?

OK, ma allora di cosa dovrebbe campare l'ultimo Hendrix o i nuovi Beatles?

Dato per scontato che va riconsiderato il modello di business (leggi: le case discografiche non hanno più molto senso di esistere così come sono), bisogna tenere a mente un paio di cose.

Ad esempio che i concerti dal vivo sono sicuramente non condivisibili su torrent. Non intendo la registrazione. Parlo del fatto di essere . Sia che si tratti di un pub o di uno stadio, l'esperienza live è insostituibile. Detto questo, tutto il resto diventerebbe un mezzo per pubblicizzare l'artista e spingere il pubblico a comprare i biglietti per gli spettacoli. E in "tutto il resto" includo anche l'album, che a quel punto non avrebbe più molto senso pagare. Pago forse la radio quando ascolto "Bullet in the head" dei Rage Against The Machine? Assolutamente no. E se anche l'emittente paga i RATM per trasmetterne la musica, ci guadagna comunque, tramite gli inserzionisti e gli artisti emergenti che richiedono uno spazio promozionale.

E riguardo la pubblicità, ci lamentiamo sempre della privacy e di FaceBook che raccoglie dati personali, ma come ho già detto penso invece si tratti di un ottimo mezzo:
  1. per chi vende, di segnalarci prodotti mirati
  2. per chi compra, di non perdere tempo con annunci non interessanti
Altra fonte di guadagno per gli artisti affermati sono sicuramente le interviste rilasciate a questa o quella rivista (certo Lady Gaga non si farebbe intervistare gratis dal giornale della scuola elementare di Passerano Marmoreto).

Ancora, chi oggi compra i dischi è il fan nella sua piena accezione: fanatic, che di conseguenza sarebbe (suppongo) disposto a scaricare legalmente l'ultimo album dei suoi beniamini, contribuendo con una donazione. Tutto questo non taglierebbe drasticamente i costi di distribuzione, per i materiali necessari, ecc?

Infine, una piccola osservazione. Il 50% della musica che compro, dopo averla ascoltata, mi fa cagare. Non so voi, ma io non sono disposto a buttare i miei soldi così. Scaricare permette di scegliere cosa tenere e cosa buttare. Ultimamente ho procurato (ehm) l'intera discografia di Nuno Bettencourt, uno dei miei chitarristi preferiti, soprattutto nei suoi lavori con gli Extreme. Ebbene, dopo aver ascoltato solamente la metà delle canzoni di Schizophonic e un paio di brani di un altro album, ho cancellato tutto. (Nuno, che cazzo t'aveva preso? Meno male che sei tornato con Gary Cherone.)

Rubereste un'automobile? Io no, però la scaricherei da Internet. E comunque rubare un'auto significa toglierla a qualcun altro, la musica (l'arte) può essere ascoltata da tutti. O almeno dovrebbe esserlo.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Wake Up" dall'eponimo album dei Rage Against The Machine, sul mio canale su Jango. Voi fate come cazzo vi pare.

venerdì 24 giugno 2011

Interpretazione dei sogni, un esempio

Tra coloro i quali hanno maggiormente contribuito al progresso della scienza, in questa sede mi piace ricordare Sigmund Freud.

Benché le sue teorie siano oggi considerate superate, è stato indubbiamente il fondatore della psicanalisi, che a sua volta ha dato vita alla psicoterapia, prassi assolutamente speculativa nonché inutile che ha l'unico vantaggio di arricchire gli analisti mentre ascoltano persone in difficoltà raccontare del rapporto con loro padre.

Tra i testi più celebri di Freud ricordiamo:
  • "Non sono un maniaco, è che la parola "sesso" contiene l'es"
  • "Il maschilismo, giustificazioni morali" - in allegato all'ultimo numero di "Donna inferiore"
  • "Non ho sbagliato, è stato un lapsus"
Ispirandomi alle opere del luminare, a puro scopo didattico, propongo un esempio di sogno e relativa interpretazione.

La notte appena passata ho sognato di trovarmi in una camera d'albergo, a letto. Di fronte a me si trovava una bella collega (che per comodità chiameremo Occhialina). Stava in accappatoio e indossava una collana. Scherzava con me e si toglieva l'indumento.

Il sogno finisce qui. Purtroppo. Già, perché apparentemente fornisce pochi elementi per ricavarne delle deduzioni di carattere psicoanalitico. Ma la lettura de "L'interpretazione dei sogni" di Freud (comprato per errore, poiché credevo si trattasse di un libro per tradurre le visioni oniriche in numeri da giocare al lotto) mi dà la fiducia necessaria per avventurarmi in tale impresa. E so che molti di voi vedono dietro questo sogno chissà quali fantasie sessuali, ma come ho già fatto qui vi dimostrerò che le cose non stanno così.

Innanzi tutto Sigmund indica nel giorno precedente al sogno la fonte per il materiale del sogno. In effetti la sera prima ero stato in un pub a suonare con la mia band, come intermezzo di uno spettacolo granguignolesco. Nell'attesa di salire sul palco e non ritenendo sufficiente il piatto di pasta e la birra offerti gentilmente dal locale, ordinavo un panino con hamburger. Quest'ultimo mi veniva presentato infilzato da un lungo stecchino, usato per tenere insieme le fette di pane e la carne.

Già al mio ricordo di questo "infilzamento" Freud fornirebbe un'interpretazione di carattere sessuale. Ma in effetti è qui che comincia tutto. Vi accorgerete anche voi di come il mio ragionamento sia irreprensibile.

Una volta terminato il panino, non avendo con me l'occorrente per una perfetta igiene orale, ho utilizzato lo stecchino come stuzzicadenti.

Questo mi ha fatto ricordare di una conversazione con il mio amico e collega Cacodemone in merito alla più corretta igiene orale:
- Caco, ma tu non ti lavi mai i denti a pranzo?
- Ma non hai paura che ti cadano tra un paio d'anni grazie a carie, tartaro, ecc.?
- Perché, Speaker, tu credi di togliere tutto? Se usassi il filo interdentale, come faccio io ogni sera, ti renderesti conto di quanti residui rimangono nonostante lo spazzolino.

Ecco, l'espressione chiave è "filo interdentale". E' questo l'oggetto che raccorda la cena al pub! E vi spiego perché.

Proprio il Cacodemone era stato fuori per lavoro. Con Occhialina. E ci ha raccontato che una sera, in albergo, lei ha bussato alla porta di lui, presentandosi in accappatoio. E benché i più maliziosi tra voi lettori stiano immaginando chissà quale tresca amorosa (il Caco è sposato, Occhialina ha pure una figlia), sappiate che siete completamente fuori strada. Infatti la richiesta della collega fu: "Hai da prestarmi del filo interdentale? Ho finito il mio."

E se questo non vi bastasse, sappiate che c'è anche una spiegazione per la presenza del monile nel sogno. Perché sempre il Caco ci ha raccontato di quando, durante la stessa missione, volendo regalare proprio una collana a sua moglie, la fece indossare a Occhialina per provarla.

Quindi, come preannunciato, vi ho dimostrato il reale significato del sogno.

Che io e il Caco abbiamo a cuore la nostra igiene dentale.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Dreams" dall'album "5150" dei Van Halen. Voi fate come cazzo vi pare.

mercoledì 22 giugno 2011

Meditazione per negati

Io vado a periodi.

Ci sono stati momenti in cui mangiavo cibo giapponese, andavo in piscina, seguivo un corso di scritturaprovavo a studiare il francese. Cose così. Non tutte insieme, che provare due bracciate mentre digerisci sushi ordinato in francese non è il massimo, anche se dopo componi una poesia alla Bukowski:

Con quello che ho pagato
dovresti essere la mia geisha,
così io mi farei 
una delle migliori chiavate
della mia vita.
Ma niente, passami il sake.

Detto questo, mi sono anche dato alla meditazione.

Quale fosse l'esatto motivo, non lo so. Ma mi sentivo come se cercassi qualcosa, e questo era già un buon motivo per dedicarmi a una pratica molto vicina, credo, alla ricerca interiore.

Oppure, semplicemente non c'avevo un cazzo da fare.

La parola "meditazione" mi ha sempre fatto pensare a varie cose. Ne sono certo, quasi tutte sicuramente sbagliate. Bonzi undicenni che, oltre a piegare cucchiai di fronte a Keanu Reeves, si siedono sui talloni e contemplano l'universo che è fuori e dentro di loro. Sullo sfondo, una porta giapponese di carta di riso e canna di bambù. Over and over again.

Questa pratica fa parte di quelle cose che da ragazzino prendevo in giro perché mi sembravano strane, anzi, strambe. "Stare fermi senza fare niente? E che divertimento c'è???" Tuttavia, arriva un momento nella vita in cui bisogna mettere da parte i pregiudizi e provare esperienze che possano arricchirci. Insomma, sto invecchiando.

E rendendomi conto di quanto digiuno potessi essere di qualsiasi nozione in merito, mi sono avvicinato alla pratica meditativa con molta umiltà. Ho quindi acquistato "Meditazione per negati", di Stephan Bodian. Dopo averlo letto, ogni volta che tornavo dall'ufficio mi riservavo un po' di tempo per mettere in atto quanto contenuto nel testo.

Ad esempio: immaginare di venir ricoperti di miele partendo dalla testa e arrivando fino all'estremità opposta molto lentamente. Praticamente, ogni volta che a tavola ci sporchiamo stiamo meditando.

Ora, l'immagine del bonzo di cui sopra è per me praticamente impossibile, visto che già pensare di assumere quella posizione mi fa venire i crampi. Fortunatamente Bodian parla di vari metodi, ma suggerisce di iniziare semplicemente contando fino a dieci e poi ricominciare, cercando di non distrarsi.

Ho evitato di pensare "Che ci vuole? Facilissimo!" e mi sono dedicato molto seriamente a questa pratica.

- 1... 2... Devo restare concentrato... 3... 4... Non devo distrarmi... 5... 6... Devo focalizzare il conteggio... 7... 8... Ecco, tra poco devo ricominciare... 9... 10... Devo contare fino a dieci e poi da capo... 11... 12... Devo restare concentrato... 13... 14... Cazzo!

Il testo suggeriva di provare per dieci minuti. Per maggiore tranquillità puntavo l'allarme sul cellulare, così da non dover controllare continuamente il tempo trascorso. Onde cercare maggiore concentrazione, effettuavo questo esercizio chiudendo gli occhi. Il risultato era che praticamente dormivo da seduto. Mentre contavo "257... 258...". E la sveglia aveva proprio quella funzione: svegliarmi.

Dopo un po' di pratica con questo metodo (sia chiaro, senza alcun miglioramento), ho provato una variante: effettuare il conteggio focalizzandomi su un oggetto. Nel mio caso fissavo uno dei plettri sulla mia scrivania.

Qui il risultato era diverso: non solo praticamente dormivo contando, ma con gli occhi aperti. Per di più, dopo, vedevo annebbiato per un'oretta.

Continuando la lettura di "Meditazione per negati", trovavo esercizi tipo "Camminate e pensate. A tutto quello che vi passa per la testa".

In definitiva, un'attività condotta parallelamente al vagabondare dei pensieri è meditazione de facto. E allora anche guidare lo è, soprattutto quando hai percorso chilometri e chilometri della solita strada ma non te ne sei reso conto perché avevi la testa tra le nuvole. Anche stirare. Suonare la chitarra. Fare l'amore.

E insomma, ho avuto conferma di quanto scritto qui: da giovane fai lo sbruffone e non dài ascolto ai buoni consigli. Ma in pratica eviti di sprecare tempo e fatica.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Call it sleep" dall'album "Flexable" di Steve Vai. Voi fate come cazzo vi pare.

giovedì 16 giugno 2011

Dimentica Parigi

Fu così che PolloConLeMani ci convinse ad andare a Parigi in dicembre:

- Perché io l'ho già vista in estate e ora ci tornerei solo per le decorazioni natalizie. Ti immagini che bella, tutta addobbata?

"Tutta addobbata" in realtà voleva dire solo gli Champs Elysees. In compenso il freddo più freddo che abbia mai provato era in ogni dove. Anche nei Giardini di Lussemburgo, che compensavano i "Campi Elisi" con la loro pre-invernale desolazione. Pure sul battello che percorreva la Senna, in cui eravamo gli unici pirla a non essere sotto coperta.

In ogni foto mi si riconosce solo perché all'epoca portavo gli occhiali (prima di questo), dato che stavo sempre con un cappello mentre la sciarpa copriva metà del viso - praticamente un burqa. Ero l'unico senza la poco virile calzamaglia sotto i jeans. Come ciliegina sulla torta, appena atterrato oltralpe mi accorsi di aver perso un guanto. Praticamente non vedevo l'ora di tornare a casa.

Comunque ho potuto sfatare il mito dei francesi che non parlano altre lingue. Non trovando il nostro albergo, notai l'insegna di un locale: "Il Re di Sardegna". Entrai speranzoso e chiesi a un simpatico signore anziano, probabilmente il proprietario del locale:

- Scusi, parla italiano?
- Nou.

Va be', ma non tutto era perduto. Con l'inglese me la cavo.

- Do You speak english?
- Nou. French!

... mi urlò sprezzante la cariatide arteriosclerotica. Ma appunto, almeno "French" me lo disse in inglese.

Ora, in vita mia ho fatto un sacco di cose per rosicamento: lo sport, suonare la chitarra, approfondire certi aspetti dei linguaggi di programmazione. E per non ritrovarmi più nella situazione suddetta, decisi di cogliere la palla al balzo con dei corsi di francese organizzati in ufficio.

D'altronde, trovo la lingua francese stupenda, elegante. Davvero.

Inoltre l'insegnante era una gnocca della madonna. Ulteriore incentivo per l'apprendimento di una lingua straniera.

Io non avevo mai, dico mai, neanche minimamente, studiato la "lingua d'oil". Naturalmente venni inserito nel corso per principianti.

E poi, improvvisamente, lo scoprii.

Ero negato per il francese.

Incredibile. Tutti gli altri miei compagni di corso possedevano già molti più vocaboli di me. Io conoscevo solo mercì e pardon. Ero la vergogna della classe.

Per compensare il mio scarso talento poliglotta, provavo a rubare la parola agli altri quando venivano interrogati (sapete, il classico "Lo so, lo so! Posso dirlo io? POSSO DIRLO IO?" degli sfigati). Naturalmente quando la domanda era per me, sbagliavo sistematicamente.

In un'occasione riuscii a fare una battuta e la classe rise. Solo che, mi resi conto più tardi, dissi beacoup ma feci il gesto di petit, per cui ancora oggi mi chiedo se risero per me o di me.

Paradossale poi era la seguente, ricorrente pantomima tra me e la solare insegnante:

- Ehm, scusi, non ho capito come si dice...
- En francais, s'il vous plait!

E se ero capace di dirlo in francese, avevo bisogno di chiedertelo??? Eccheccazzo!

Facevo un sacco di errori durante il dettato. Be', "un sacco" è un eufemismo. Praticamente non ne azzeccavo una. Mi ricordava i compiti di latino del liceo: quello che scrivevo non aveva senso. Poi, lo hiatus! E tutte le regole che in realtà sono piene di eccezioni. Per tacere degli accenti! Già in italiano ne conosco uno solo, figuriamoci in francese, dove ce ne sono tre. Al confronto l'inglese era una passeggiata.

Già, riflettei. Perché la lingua d'oltremanica era molto più semplice per me? In cosa differiva il mio approccio tra le due lingue straniere?

Be', sono in inglese i testi della musica che ascolto da sempre: Queen, Foo Fighters, Dream Theater, Extreme... Se avessi ascoltato Edith Piaf e Charles Aznavour mi sarei trovato di certo avvantaggiato.

Poi, ogni tanto guardo dei film in lingua originale con i sottotitoli. Perché non impostare il francese nei DVD? Ma certo! Avevo le prime sei serie di Scrubs, per cui iniziai da lì. Ma l'unica espressione che imparai fu "genial!", tipo quando il Dr. Cox scopriva che Barbie aveva combinato qualche guaio.

Insomma, ero alquanto avvilito.

E allora mi tornò in mente che già il primo giorno avevo avuto la sensazione di non essere all'altezza. E ne avevo reso partecipe la bella prof, che mi disse: "Mais no, mais no, non preoccuparti! Il mio corso è alla portata di tutti."

E il ricordo di queste parole mi diede lo sprone di cui avevo bisogno.

Abbandonai il corso a metà.

Senza giustificarmi con lei. Semplicemente, non mi presentai più. Con sollievo dei miei ex compagni di classe.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Stranger in a strange land" dall'album "Somewhere in time" degli Iron Maiden. Comment la baise vous pensez que vous ne.

mercoledì 15 giugno 2011

Mai abbastanza

Non faccio abbastanza per il mio fisico. Dovrei fare di più.

Mi alleno in casa tre giorni ogni settimana, a corpo libero e con alcuni attrezzi (qui ne ho descritto uno), oppure andando a correre. Però se andassi in palestra avrei a disposizione i macchinari, in modo da isolare i muscoli impiegati durante l'attività e incanalare le sostanze nutritive solo dove serve realmente, esercizio per esercizio. Ad esempio i pettorali: potrei usare la panca con il bilanciere invece che fare piegamenti sulle braccia, dove uso muscoli inutilmente, tipo l'addome. Inoltre incrementerei lo sforzo gradualmente variando i pesi (invece che aumentando le ripetizioni, come faccio adesso), e impiegherei fibre che normalmente non utilizzo perché lo sforzo sarebbe più concentrato.

(Certo, ci sono vari Big Jim e Lara Croft che, per promuovere la loro pagina su YouTube - nonché palestra e immagine, onde rimediare sponsor - indicano una serie di impossible workouts eseguibili tra le pareti domestiche. Col risultato di farmi rosicare per le loro doti.)

Dopodiché dovrei rivoluzionare la mia alimentazione.

Smetterei di mangiare in maniera disordinata. Niente più pizza e birra. Niente più formaggio sulla pasta. Anzi, niente più formaggio o pasta, ma solo riso, che si digerisce e assimila meglio e ha meno grassi (pure il riso e la pasta hanno i grassi, non si finisce mai di imparare!). Anzi, meglio ancora, li mangio integrali. No, che dico! C'è la fiberpasta! E poi i carboidrati vanno concentrati soprattutto nella prima metà giornata e dopo l'allenamento, quando il metabolismo è più veloce e li consuma più facilmente.

Ma non finisce qui. Dovrei evitare di bere durante i pasti, altrimenti diluirei i succhi gastrici e rallenterei la digestione. Inoltre dovrei assumere proteine durante tutta il giorno, a volte sotto forma di amminoacidi ramificati per non sovraccaricare l'apparato digerente. Certo, dovrei stare attento ai reni, che soffrono sia per tante proteine che in caso di poca idratazione, ma sono dettagli.

E non potrei mischiare proteine di origine diversa. Ad esempio, mai più carne e piselli, perché questi ultimi contengono proteine vegetali.

Potrei prendere degli steroidi, anche se rischierei il rimpicciolimento dei testicoli, per cui dovrei assumere della placenta, come racconta Augusten Burroughs in "Pensiero magico - Storie vere".

Frutta: da rimpiazzare con gli integratori, per non perdere tempo. Solo un po' burro d'arachidi, cioè quei grassi che sono necessari all'organismo.

Colazione: addio a latte, cereali, fette biscottate e miele: riso in bianco e proteine in polvere; in alternativa, comprerei i cartoni di chiara d'uovo e me ne farei qualcuno riscaldandolo al micro-onde (quindi dovrei vincere la mia paura/paranoia).

Insomma, con qualche sacrificio sono sicuro di poter ottenere risultati molto soddisfacenti e avere un fisico di cui essere fiero.

Ma anche no.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e stasera ho cenato con frittata di ricotta e birra rossa. Sticazzi del fisico. Voi fate come cazzo vi pare.

martedì 14 giugno 2011

Recensione - Diario pulp

Questo blog non ha etichette, proprio perché "Free Mouth". Non mi è mai venuto in mente di catalogare i vari post e sarà sempre così.

Però, proseguendo quanto scritto qui, potremmo pensare ad un'ipotetica scuola in cui avremmo:
Bene, oggi le lezioni di Scuola Radio Free Mouth (suona un po' come Scuola Radio Elettra, ma senza Bossi) prevedono la recensione del romanzo di Strumm. Su La Libreria Immaginaria.

domenica 12 giugno 2011

Una provocazione AKA Lettera aperta alla scuola

Navigando tra i vari blog (o sglap o come cavolo si chiameranno tra cinque secondi) leggo spesso e volentieri "Sempre un po' a disagio".

Gli autori di questo spazio sono "Il Disagiato" (impiegato in una libreria, cosa che guadagna le mie simpatie a priori) e "Lo Scorfano", un insegnante delle superiori. I racconti di quest'ultimo riguardano spesso le attività scolastiche e i rapporti con gli alunni, e in generale traspare l'amore per la letteratura da parte del docente ma anche di (almeno) una parte dei suoi discenti.

Probabilmente è a causa di questi racconti di "vita a scuola" che ultimamente mi capita di ripensare ai miei anni da liceale. Confronto quindi il ragazzino che studiava il minimo indispensabile con lo SpeakerMuto di oggi. Per me i veri "negozi di giocattoli" sono le librerie (e le rivendite di strumenti musicali, anche se cerco di non comprare più nulla) ma da adolescente non ero così.

Ho sempre trovato infinitamente noiose le lezioni. La motivazione più forte a non avvicinarmi alla letteratura me l'ha data proprio la scuola (insieme a mio padre).

Onestamente, invidio quei ragazzi che riescono ad apprezzare le pagine dedicate all'Orlando Furioso, alle lotte tra il pelide Achille e Ettore, al Paradiso di Dante. Per carità, tutto stupendo, scritto benissimo, ispirato, capolavori indiscussi composti da geni indiscussi, le metriche usate ecc. Ma io mormoravo "che palle".

Bene, SpeakerMuto, tu, nella tua infinita saggezza, come proporresti di migliorare i programmi scolastici?

Mah, non sono certo un esperto di formazione. Ci sono sicuramente persone molto più preparate (anzi, togliamo il "molto più"). Dico solo che se "Fight club" fosse stato un testo scolastico, avrei passato i pomeriggi di studio più volentieri. Invece cercavo di finire i compiti il prima possibile per poi piazzarmi davanti alla TV o ai videogiochi.

Certo, nessun docente sarebbe così scellerato da proporre, che so, "Storie di ordinaria follia" ai suoi studenti. Però a me piace sognare. Non costa nulla. E allora immagino le spiegazioni della professoressa di letteratura italiana intenta a commentare "Come Dio comanda" di Ammaniti, "Pugni" di Grossi o "Mia suocera beve" di De Silva. L'insegnante d'inglese potrebbe commentarci passaggi in lingua originale di "Trainspotting" di Irvine, "American tabloid" di Ellroy o "White noise" di Don De Lillo, permettendo anche un parallelismo con gli eventi significativi del novecento - nella mia scuola immaginata, la storia più recente verrebbe trattata interamente, più di etruschi e guerre puniche. Pensate ai confronti tra Plauto e Andrea Vitali, o tra "Amleto" di ShakeSpeare e "Fool" di Christopher Moore. Si ricaverebbero tonnellate di materiale per analisi stilistica e contenutistica, riferimenti storici ecc. Con un programma così avrei fatto volentieri il secchione.

Per usare una metafora musicale, la mia idea non riguarda l'eliminazione di Beethoven dai programmi di scuola, ma il suo affiancamento a Hendrix. Immaginate i confronti tra le scale cromatiche di Chopin con gli assolo di Charlie Parker.

OK, questo sarebbe il mio sogno. Qualche resistenza?

- "Fight club" è improponibile.

- D'accordo. Perché?

- Perché la violenza…

- Scusa, ma ricordo che gran parte della letteratura parla di guerre. Ai minorenni non viene insegnata l'Iliade? E lì non ci sono scene sanguinarie, tipo quando Brad Pitt trascina il cadavere di Eric Bana sul terreno, legandolo al suo carro, sfigurandolo orribilmente?

- Ehm sì, ma c'era la lealtà tra combattenti, l'onore…

- Ah bene, onore e lealtà. Se non sbaglio, però, Shakespeare narrava spesso di trame a corte, avvelenamenti, cortigiane (in italiano, mentre nell'originale era "whores").

- Ecco, sì, ma insomma, mica possiamo far leggere ai nostri ragazzi dei testi scritti da drogati…

- Ah, la buttiamo sul luogo comune degli scrittori alcolizzati ecc.? Quindi attualmente Coleridge non viene trattato? Non era quel tale che si faceva di oppio? 

- Insomma, i classici non si possono soppiantare così! Sono le basi! 

- Giusto. Ma allora perché fermarci agli attuali programmi? Andiamo più indietro nel tempo. Leggiamo il Codice Hammurabi. In lingua originale. Certo, magari si farà fatica a trovare docenti di babilonese. Anzi, arriviamo almeno alle pitture rupestri, che sono le vere fondamenta della scrittura.

E invece no.

Se uno studente ha interesse per qualcosa di più attuale, vicino, vivo, è abbandonato a sé stesso. Deve pensarci da solo. Deve scoprire che c'è qualcos'altro oltre il buon Manzoni. Ma per farlo, dovrebbe avere una spinta di curiosità data dal piacere della lettura. Che, per quanto mi riguarda, le istituzioni non mi hanno mai dato. Forse leggere Stephen King prima di addormentarmi faceva di me un ribelle contro l'establishment?

La scuola non è mai stata pronta a introdurre i ragazzi nel mondo reale. Piuttosto, come una madre eccessivamente apprensiva, ha sempre cercato di trattenere i suoi pargoli dentro il proprio mondo, rigido, pressante, privo di stimoli e di curiosità per quanto succede all'esterno di quell'ambiente. Tutto il sapere viene tenuto fossilizzato, riferito a un periodo considerato sacro, immutabile, imprescindibile, incontestabile.

Ma forse è proprio quello che si vuole: presentare al commensale una minestra riscaldata. E se non la mangia, rinfacciarglielo.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "I don't live today" dall'album "Are You experienced" della "Jimi Hendrix Experience". Voi ascoltate Sanremo.

giovedì 9 giugno 2011

Buon compleanno Lester

Per festeggiare la ricorrenza della nascita di Les Paul, qualche cazzata dal mondo dei chitarrai.

Non sei un vero chitarrista se:
  1. usi gli effetti (pronunciata da un fan di Jimy Hendrix e David Gilmour)
  2. non sai leggere la musica (cioè come Django Reinhardt, Joey Taffolla, Nuno Bettencourt, ecc.), detto da chi non capisce se esegue note prive di senso musicale
  3. studi "otto ore al giorno le scale" (con aria da sufficienza, da parte di chi suona solo bending stonati)
  4. usi sempre la distorsione
  5. monti corde leggere e action bassa
  6. pizzichi con il plettro
  7. pizzichi con i denti
  8. hai bisogno delle corde
  9. hai bisogno delle mani
  10. ti fai troppe seghe mentali
  11. mi dici quali sono gli accordi? (ah no, questa è di un bassista a caso)
  12. non possiedi uno strumento Custom Shop
  13. devi usare uno strumento Custom Shop
  14. proponi quella "idea perdente di una chitarra solid body" (come invece fece LP con la sua "The Log" - proposta inizialmente bocciata dalla Gibson, che poi ci ripensò e produsse la mitica ascia, battezzandola appunto Les Paul per omaggiare l'artista)
E per finire, visto che è anche il compleanno di Michael J. Fox (e direte: sticazzi), uniamo capra e cavoli. Da Chuck Berry a Eddie Van Halen. Anche se nel video MJF non suona proprio un modello Les Paul. Voi fate come cazzo vi pare.

mercoledì 8 giugno 2011

Brutte bestie AKA Come cucina mia madre

In periodo di feste natalizie o ferie estive, la mia Lei vuole stare ca'a famigghia in Sicilia. Di conseguenze passo qualche giorno da mia madre. 

Molte persone, menzionando il ritorno a casa, pensano subito alla cucina materna. Quelle belle parmigiane, i pasticci di lasagne, le frittelle di cardi ecc. "Ah, come cucina mia madre..."

Io invece.

Al pensiero di passare qualche giorno con lei, già mi innervosisco pensando alla sua voce. Ormai mi dà fastidio anche solo il timbro, perché per il resto provo a farmi scivolare addosso i vari:
  • "Vedi che..."
  • "Cerca di..."
  • "Stai attento che..." (Vede rischi dappertutto. C'è una scadenza a settembre? Me la ricorda ad aprile.)
  • Il migliore di tutti: "Posso dirti una cosa senza che ti arrabbi?" che, ça va sans dire, mi fa incazzare come una bestia.
(Donne, quando ci rinfacciate "Possibile che non mi ascolti mai???", be', adesso ne conoscete l'origine.)

Una settimana con lei e ritrovo tutte le sue nevrosi. Ad esempio, mia madre è una grande entomologa. Più o meno.

Appena vede un solo insetto comincia a sentire prurito da tutte le parti. E' capace di smantellare la credenza perché ha intravisto una formica. Lei naturalmente non si dà pace:

- Ma si può sapere da dove vengono??? Brutte bestie!

A causa delle bestie viviamo murati in casa, con finestre o serrande chiuse, quando non munite di zanzariere (che comunque non sembrano essere sufficienti, "Brutte bestie! Entrano lo stesso, lo sanno loro da dove!"). Di conseguenza diventa improponibile passare cinque minuti al balcone a prendere un po' d'aria o qualche raggio di sole.

Ho ancora in mente i battiscopa ricoperti di schiuma insetticida. Io ho provato a spiegarle che quella roba forse uccide gli insetti, in compenso è tossica per noi ma lei mi risponde:

- E che devo vivere, in mezzo alle bestie???

Se avesse abitato dove stavo io qualche anno fa, apriti cielo.

E se mi azzardo ad aprire una finestra per far cambiare un po' l'aria, puntualmente arriva il suo:

- Stai attento che™ entrano le lucertole!

Figurarsi.

Dopodiché salto in aria perché vedo (toh!) una lucertola accanto al mio piede scalzo. C'ha pure ragione, mia madre!

E insomma, dicevamo, della cucina materna?

Be', mia madre ha perso un po' il tocco. Non consulta più "Il cucchiaio d'argento". Si è disabituata a stare tra i fornelli, visto che:
  1. Lavora
  2. Per motivi di salute, non può mangiare molte cose (c'ha pure l'intestino nevrotico)
  3. Da quando è morto mio padre, vive da sola; a cucinare solo per se stessi passa la voglia
Per cui quando prepara i "quattro salti in padella" le dico che sono buoni. E se lei mi racconta cose di cui non m'importa (tipo i prezzi a memoria dei detersivi, comparati tra ben tre supermercati diversi) io cerco almeno di far finta di seguirla.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Mother" dall'album "The Wall" dei Pink Floyd. Voi fate come cazzo vi pare.

lunedì 6 giugno 2011

La macchina da scrivere AKA Dattilografo 2.0

Quand'ero bambino, ogni tanto capitava che i miei mi portassero in ufficio.

Mentre loro sbrigavano cose che andavano al di là della mia immaginazione di bimbo (tipo partita doppia, contatti con i fornitori, cercare di farsi pagare lo stipendio), io venivo parcheggiato in una stanza dove non c'era nessuno, in modo da non rompere le palle.

- C'è la macchina da scrivere. Usa quella.

Ed eccomi lì, con una Olivetti o quello che era. Magia. Fu così che iniziai a scrivere il mio primo post. Per quanto posso ricordare, era articolato più o meno così:

"shciwnvflokadm lodsf fkvl    vdlovd         vdofdèeflkessaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
fgjgrekrnglnrpnrelkoremnjjjbbbbvbbbbbbbbbbbb                                                                           
fdkvmcò.ldsvl ,kdlp..."

Magari mi è sfuggita una perifrasi o due, comunque credo che il concetto sia chiaro. C'avevo sì e no sei anni, che pretendevate? Che scrivessi la Divina Commedia? Non ero mica una scimmia, di quelle usate negli aforismi da nerd.

Praticamente digitavo tasti a caso per riempire il rigo, in modo da far arrivare il rullo a fine corsa, così dovevo spostarlo manualmente per tornare a capo (cosa che mi piaceva da morire). Ci tengo a precisare quest'ultimo punto perché forse non era così evidente.

Naturalmente usavo solamente gli indici di ciascuna mano, anche se non sembra.

E insomma, mi stancai presto di quel gioco e dissi a me stesso che non avrei mai lavorato in un ufficio, così da non dover imparare a dattilografare (esatto, pensai proprio "dattilografare").

Infatti oggi faccio l'impiegato.

In realtà i computer e la tecnologia hanno salvato me e numerosi alberi dai quali altrimenti sarebbe necessario ricavare tonnellate di risme. Per non parlare dei miei polmoni, graziati da interi silos di scolorina. Infatti, con MS Word o Open Office che sia, posso cancellare, sostituire ecc.

Effettivamente all'università il mio approccio "manuale" alla scrittura non era cambiato granché rispetto ai miei esordi. L'unica notevole differenza era che non portavo il carrello a capo.

Però ci fu qualcosa che cambiò il mio approccio alla dattilografia.

Vivevo in un piccolo paese di ventottomila persone, e durante gli inverni rigidi, spesso caratterizzati dalla nebbia, io e i miei amici sceglievamo di fare due passi solo nel fine settimana. (In realtà io immaginavo che dal lunedì al venerdì i nostri coetanei uscissero e trombassero pure sopra gli alberi della piazza centrale - ma noi eravamo un po' sfigati, forse.)

Che potevo fare (oltre le seghe)? Cominciai a chattare. Così dovetti imparare a correre sulla tastiera, fondamentalmente perché per ogni frase altrui pensavo qualche cazzata con cui rispondere, ma dovevo postarla prima che gli altri scrivessero, altrimenti avrei perso il tempo comico.

Insomma cominciai a digitare a dieci dita. Come dice l'amico Cacodemone quando mi vede dattilografare adesso:

- Non farai mica come quei linuxari del cazzo che prendono il tab con il mignolo???

Ma per arrivare all'attuale versione di dattilografo 2.0 dovetti cominciare a lavorare e incontrare Kalosjo. Lo vedevo destreggiarsi tra una finestra e l'altra senza usare il mouse e gli chiedevo:

- COME CAZZO HAI FATTO???

Così lui mi spiegò alt+tab, ctrl+tab, winkey+d e così via

- Ma come hai imparato questi shortcut?
- Be', semplice: quando lo vedevo fare a qualcun altro gli chiedevo "COME CAZZO HAI FATTO???", ah ah!

Proseguendo negli anni e cambiando azienda trovai chi mi mostrò winkey+l, alt+F4 ecc.

Cercavo altre "scorciatoie" sul web. Molte, lo ammetto, le trovai da solo per errore (tipo alt+shift che fa cambiare l'impostazione della lingua della tastiera). Ero diventato un esperto. Anche perché i mouse delle varie aziende in cui ho lavorato erano così scarsi da provocare la sindrome del tunnel carpale dopo cinque minuti di utilizzo.

(In effetti sospetto che gli shortcut siano stati inventati negli USA perché lì la gente fa causa per qualsiasi cosa, essendo rapido il sistema giudiziario - niente a che vedere con l'Italia - per cui, onde evitare denunce da parte dei dipendenti per lesioni all'arto, ecco che sono state create le "scorciatoie da tastiera". Sì, lo so, sono cinico, ma non mi è mai passato per la mente che il motivo principale potesse essere la salute degli utenti.)

Adesso sono al livello che se mi danno un portatile privo di winkey cerco nella guida online come andare su "Start": ctrl+esc. Avete mai provato winkey+pausa? E su Outlook, ctrl+2 per il calendario? Su Excel o su Chrome, premete ctrl+pag.su e vi spostate da una scheda e l'altra, per non parlare di ctrl+t... OK, mi sono lasciato andare.

Insomma, durante certe riunioni verbose (e barbose) mi presentavo con un notebook, per cui le modifiche ad un dato documento o il verbale di riunione erano pronti a incontro concluso (invece di provare a decifrare la grafia di quattro persone sotto possessione demoniaca, pardon, "dettatura").

E però.

Quelle poche volte che sono costretto a usare carta e penna diventa una tragedia. Ho sempre scritto così male che i miei compiti in classe dovevano essere corretti in presenza del sottoscritto. Mia madre dice che firmo da schifo. Figuriamoci adesso che non ho più l'abitudine a reggere una Bic. Così ogni volta che vado in posta per pagare l'affitto tramite bonifico succede che:

- Questo è un otto o un tre? o una B? Questa è una F o una E? E' una O o uno 0? E' una "i" o unto di mortadella?

E l'unica cosa che mi viene in mente è che, ancora una volta, devo rivolgermi alla tecnologia. Domani apro un conto online. Per il resto, firmerò con un ideogramma.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Erase/replace" dall'album "Echoes, silence, patience & grace" dei Foo Fighters. Voi fate come cazzo vi pare.

Questo volevo scriverlo io

E invece no. Sta qui.

sabato 4 giugno 2011

Scienza, politica e Italia AKA Il referendum sul nucleare


Quando sono da Lei mi capita di guardare la televisione (la motivazione la trovate qui).

Ieri sera, dopo aver visto un fumettoso Blade II, ci siamo soffermati un po' su "Annozero". L'argomento del momento era il quesito referendario sull'utilizzo del nucleare come fonte di energia. Tale discussione aveva portato il saggio Santoro, solitamente incline alla caciara mediatica, a includere tra gli invitati due chiari esperti di fama mondiale in materia: Celentano e la Santanché. La trasmissione proponeva anche il confronto tra tecnici, ma i toni rimanevano quelli da mercato del pesce, com'è giusto che sia in un programma televisivo.

Ora, il fatto che un tema così delicato venga affrontato da una trasmissione (purtroppo) tanto popolare ma in maniera così da testa di cazzo mi ha fatto riflettere. Seguono le mie masturbazioni mentali.

Un qualsiasi referendum esprime un rapporto tra il popolo e i suoi rappresentanti o, se vogliamo, tra i rappresentanti eletti a loro volta dai rappresentanti del primo. In questa relazione, il Governo dice: "Cari elettori, noi siamo stati da voi nominati (indirettamente) per decidere in merito a questioni di carattere pubblico, ma su questo argomento vorremmo essere sicuri che la decisione venga presa direttamente da voi".

Questo, in teoria. In pratica una persona con un minimo di cinismo potrebbe ragionare in maniera diversa. E ripensare al fatto che questo tipo di consultazioni:
  • sono sempre a carattere abrogativo, per cui è come se i nostri amici politici ci dicessero "Noi abbiamo deciso così. Nel caso voi non foste d'accordo e quel giorno foste nella vostra città di residenza invece che al mare con la vostra famigliola, fatecelo sapere. (Ah, sapete che dovete indicare  per dire No, non siamo d'accordo?)".
  • devono superare un quorum, il che significa che se una grossa parte dei cittadini non esercita il proprio diritto al voto, questo viene automaticamente interpretato come un "No", ovvero: "Caro Governo, ci rimettiamo alle tue decisioni perché ci fidiamo di te oppure perché ci scoccia informarci e insomma non ci frega un cazzo, dacci oggi i nostri cetrioli quotidiani ecc.".
Veniamo a questo referendum e proviamo a considerare il tema del nucleare. 

Sapete qual è il mio atteggiamento?

Paura.

Da cosa deriva questa mia paura? Ci sono vari fattori.

Questa materia è molto delicata. Escludendo gli artisti eclettici che parlano di qualsiasi cosa o testimonial di botox e silicone, ieri sera i dotti si sono profusi nel riportare cifre, statistiche e via discorrendo (della serie: su 4000 bambini affetti da cancro in seguito alle radiazioni di Chernobyl, solamente - è stato detto proprio così, "solamente" - quindici sono morti; persino la Santanché stava per sputargli in faccia).

A volte i pro-nucleare sono politici che non sanno neanche sostituire una lampadina di casa. In altri casi, si tratta di esperti riconosciuti in materia di energia.

Per questi ultimi un tema così controverso rappresenta sempre una sfida. Vincere significa rendere semplice un fenomeno complesso. Piegare gli elementi al loro volere. Partire da calcoli matematici e diagrammi al computer per realizzare quel qualcosa che la gente comune e ignorante non arriverebbe mai neanche a pensare. Insomma, gli scienziati adorano le sfide.

Ora, mettere in discussione il loro senso di sicurezza equivarrebbe a contestare la loro mente, la loro fiducia nella scienza e (soprattutto) in loro stessi, idea che non possono concepire o accettare.

Quando gli scienziati sentono "Il nucleare non è sicuro", "Il problema delle scorie non è risolto", "Guardate cosa è successo a Fukushima nonostante siano passati venticinque anni da Chernobyl", in realtà percepiscono "Non mi fido di te". Quindi l'insistenza nel controbattere è rivolta a chi non si fida di loro. Per gli scienziati è una questione personale. Per cui frappongono il proprio ego a una questione di carattere pubblico. Proprio per questo io non mi fido. 

Ma tralasciamo la riflessione suddetta e cambiamo prospettiva.

Io non sono certo un fisico nucleare. Sono solo uno Speaker. Ma sono comunque chiamato a decidere e votare secondo la mia coscienza. E quest'ultima, pensate un po', non mi dice "Rimettiti ai numeri dei massimi esperti e ai consigli del tuo Governo" ma piuttosto "Basandoti sulle tue esperienze, giudicheresti sicuro ripensare al nucleare, anche in considerazione del progresso accumulato dopo la tragedia russa e nonostante il recente disastro di Fukushima?"

Facciamo qualche considerazione molto banale.

I recenti incidenti presso le centrali nucleari in Giappone hanno mostrato l'insicurezza dei reattori, anche di quelli costruiti con "criteri moderni". Ma non solo: come ho già detto, gli effetti di tali incidenti sono stati fortemente minimizzati e tenuti nascosti il più possibile dal governo nipponico. E io non posso fidarmi di un'istituzione che nasconde la verità all'opinione pubblica.

Sì, direte voi, ma quello è il governo giapponese, non italiano.

Bene, in merito all'Italia, come dicevo, mi baserò sulle mie esperienze personali (che riguardano anche il mio attuale impiego nella Pubblica Amministrazione e i quattro anni trascorsi in aziende private), che mi portano a fare le seguenti considerazioni riguardo il nostro Paese:
  1. I problemi vengono spesso risolti in maniera politica invece che tecnica, ovvero si cercano delle scappatoie, come ad esempio le deroghe, per evitare di affrontare una questione con la coscienza, la professionalità e la preparazione necessarie.
  2. Non esiste il concetto di qualità, ma piuttosto "una mano lava l'altra". E' classico l'episodio di un mio ex datore di lavoro che ottiene una commessa grazie all'amicizia con il cliente, sostituendo però tre senior con diecijunior. Cosa che, ça va sans dire, diminuisce drasticamente il risultato qualitativo del team e quindi il servizio finale.
  3. Direttamente collegato al punto precedente, in Italia si pensa solo al risparmio quando si tratta di acquisire e al profitto quando si tratta di fornire.
Adesso mettete insieme queste ultime tre riflessioni e pensatele associate al nucleare. Vi sentite ancora sicuri?

Se ancora ritenete che i nostri governanti (o chi per loro) prendano le decisioni migliori per noi e la nostra tutela, ricordatevi del recente terremoto in Abruzzo e provate a cercare il sito dove sono contenute le copie di sicurezza dei dati dell'Anagrafe Tributaria, ovvero i vostri dati personali (altro che privacy su FaceBook): notizia di pubblico dominio (e non dovrebbe esserlo), come potete leggere qui e qui.

Se infine siete di quelli che dicono "Eh va be', allora torniamo nelle caverne, a lume di candela ecc." allora infilatevi un razzo su per il culo e provate a raggiungere Marte. Fatelo per il progresso dell'umanità: una testa di cazzo in meno su questo pianeta.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Simphony of destruction" dall'album "Countdown to extinction" dei Megadeth. Voi fate come cazzo vi pare. Ma io voterò "sì" per dire "no".