mercoledì 17 settembre 2014

Cosa offrire all'estero (e qui)?

Ho sentito più volte Renzi auspicare la riforma dell'art. 18 "per attirare investitori stranieri". Dunque professionisti da licenziare sarebbero la migliore offerta del nostro Paese verso il resto del mondo. Sorvoliamo quindi, in rapporto alla media europea, sull'elevato numero di enti ministeriali, sulle (conseguenti) lungaggini burocratiche, sul basso livello di digitalizzazione della nazione, sul basso livello di alfabetizzazione informatica in generale e dei dirigenti in particolare e della PA in particolarissimo, sui tempi giudiziari (a proposito, sbaglierò ma io non penso ci vogliano meno ferie ma più magistrati), sull'abbassamento qualitativo del made in Italy legato a una scarsa considerazione degli investimenti sul capitale umano e specialmente sulla formazione, complice una legge Biagi che ha spinto verso l'affitto di presunti professionisti dal dubbio curriculum presi per strada in base al costo invece che alla qualità del risultato ottenibile. Gli ingegneri e i ricercatori italiani sono considerati tra i migliori al mondo, ma solo quando lavorano all'estero; qui da noi dovremmo offrire agli investitori persone da licenziare più facilmente. Ma perché tutelare un lavoratore da un ingiusto (e sottolineo ingiusto) licenziamento? Chi viene licenziato in Italia non riesce facilmente a reinserirsi sul mercato del lavoro, infatti un imprenditore pensa: "Tu sei una persona priva di professionalità perché nessuno investe più sulla formazione, quindi sei facilmente rimpiazzabile; devi concorrere a fornire un prodotto di qualità che il cliente per primo non è in grado di valutare; infine, nemmeno io sono in grado di valutare né te né il prodotto richiesto dal cliente". Qui non è questione di dire "qualcosa di sinistra", ma di sensato e a garanzia di una professionalità che, evidentemente, né gli investitori esteri né il nostro presidente del consiglio tengono in considerazione. 

sabato 6 settembre 2014

Cosa resta?

Dopo le foto di quello che mangiamo, dei nostri gatti e dei nostri fighissimi amici nelle nostre fighissime serate, cosa rimane? Cosa resta dopo aver reso pubblici i nostri risultati da sportivo della domenica e i fallimenti nelle relazioni amorose? Una vita da Forrest Gump, in cui continuiamo a correre per illuderci di poter lasciare alle spalle i nostri guai o, quanto meno, per spremere le endorfine che ci faranno sentire meno peggio, finché durerà l'effetto e poi andremo in astinenza, e il ciclo ricomincerà. Resta una vita durante la quale ci illudiamo di essere speciali ma condividiamo con gli altri i nostri gusti musicali, la squadra del cuore, la cieca fede nel partito, pur di scambiarci empatia, pur di sentirci parte di una comunità, per poi lamentarci di quelli che si lamentano dei bambini che perdono la vista cucendo palloni o delle donne alle quali è negato andare in bagno mentre montano gli smartphone sui quali possiamo sfogarci nella nostra guerra tra poveri, perché è un mondo solipsista, baby, e mentre puntiamo il dito contro i ricercatori che sperimentano farmaci e cosmetici sui topi, che sono troppo differenti dagli esseri umani, ci nominiamo fruttariani e crudisti perché discendiamo dai gorilla, e però ci riproduciamo, un po' come dei virus, ed è il modo più vicino al sentirci Dio, il Creatore, all'essere immortali, trasmettendo le eliche del nostro DNA, insieme a una piccola Arca di Noè fatta di topi, gorilla, delfini, dinosauri e vermi, e pensiamo di poter decidere chi possa diventare immortale come noi, oppure no, per poi ricevere un "Magna tranquillo, Mauri', ché della tua empatia fatta di cliché non sappiamo che farcene", e allora è vero, forse non sei speciale, forse non sei immortale, forse sei lo stesso coglione dei tempi del liceo, e in fondo è già tanto se arrivi a fine giornata senza un ictus o un incidente sull'autostrada che percorri dal lunedì al venerdì, figuriamoci tra dieci, venti, trent'anni o se, addirittura, quei nove mesi vanno a buon fine, perché magari quello stesso Dio al quale ti ispiri più o meno consapevolmente ci mette lo zampino e scioglie la cera sulle tue ali, caro Icaro, ma grazie a Dio sei ateo anche se hai l'app dell'oroscopo, e corri lungo l'argine un altro po' sperando, alla fine, di essere così stanco da non pensare a tutto questo.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...