lunedì 25 agosto 2014

Il sorpasso

Funziona così.

Da una porta di cui ignoravi l'esistenza, entra una stella. Se fuori piovesse, le gocce sarebbero rimaste sospese in aria per un istante lunghissimo; se ci fosse il sole, al confronto si sarebbe velato. La guardi e pensi: “È una stella cometa” ma non esprimi nessun desiderio perché in certe cose non credi.

È un nuovo giorno. Per una congiuntura astrale - un amico in comune, un allineamento dei pianeti, soncazzoio - la conosci. “Piacere” e, per una volta, è un'espressione sincera. Parli, le chiedi di lei, fai qualche battuta, ti ritrovi aggrappato alla sua risata. Siete in gruppo ma tu hai occhi solo per quella stella, chiedendoti se lei se ne accorga.

Vivi i giorni pensando che vorresti essere migliore per quella persona speciale. Hai un vuoto nello stomaco, ma è una fame che ti fa passare la fame.

Da lì in poi è tutto un interrogarsi. Consulti le tue riviste di divulgazione scientifica, ti fai prestare manuali di psicologia, fermi una zingara e ti fai leggere tarocchi e mano, chiami Paolo Fox, cerchi di imparare il linguaggio del corpo perché vuoi essere sicuro di comunicare il messaggio giusto, ma nel contempo non smetti di chiederti il significato di quei sorrisi gentili e quelle braccia incrociate, le risate allegre e i silenzi imbarazzati.

Arriva il punto in cui temi di essere invadente. Di notte in notte, di alba in alba, non vedi nessun segno nel cielo dei suoi occhi. Il vuoto si sposta più in alto. Tutti i messaggi più o meno coscienti che le hai inviato sono stati un eccesso e, per compensare, ritiri quelli presenti e futuri. Ti allontani da lei.

Passano i giorni e, con essi, tutti quei desideri che, forse, non hai espresso in tempo.

Tu e lei, per un'altra congiunzione astrale, seguite orbite diverse. Il sole torna a sorgere come prima sul pianeta in cui vivi, ma è come se l'astronave con la tua aliena preferita fosse andata via.

I giorni diventano anni. Tu sei in spiaggia, tieni d'occhio tuo figlio che costruisce castelli di sabbia, proprio come te anni prima. Senti una voce familiare chiamare il tuo nome, però non si rivolge a te ma a un bambino. La stella di tanti anni prima, che non faceva più parte del tuo cielo, ha chiamato suo figlio come te.

Vi riconoscete, parlate, dove-sei-stata-cos'hai-fatto-mai? Tu hai un bambino, "Stella" due; poi lei trattiene una risata perché ti confessa una cosa buffa: “Lo sai? Tanto tempo fa, in una galassia lontana, ho avuto una cotta per te, ma l'ho superata.”

Proprio buffo, ma fuori tempo massimo.

mercoledì 20 agosto 2014

Il mio gemello

Oggi, in spiaggia, mentre gli altri chiacchieravano tra loro, io stavo fissando l'orizzonte. Nonostante le persone e le voci attorno a me, ho lasciato la mente libera di vagare nel blu del cielo terso, senza distrazioni, con l'unica, continua, colonna sonora del rumore delle onde.
Pensavo al fatto che ho quasi quarant'anni - un'età in cui spesso si fanno dei bilanci: "Che io lo voglia o no", meditavo, "ormai non posso più crescere. Ho fatto del mio meglio, come provano tutti, ma sono quello che sono e sono quello che sono sempre stato. Adesso tutto sembra già scritto, tutto ha un senso - o, più probabilmente, questo senso è una forzatura per giustificare il punto in cui mi trovo."
Senza avvertire, mi sono allontanato per una passeggiata solitaria lungo il bagnasciuga, durante la quale ho raccolto una conchiglia.
Dopo un po', aggirando uno scoglio, ho raggiunto un'altra spiaggia. Lì, a sorpresa, ho trovato un volto familiare, senza che fosse incorniciato dentro uno specchio: si trattava di mio fratello che, riconoscendomi, si è avvicinato con un ampio sorriso per stringermi tra le sue braccia tatuate.
Il mio gemello se n'era andato di casa a sedici anni. Ho dovuto aspettare più di vent'anni per chiedergli il motivo e ottenere questa risposta: "Non volevo fare nessun progetto che andasse oltre la sera stessa o, se possibile, l'ora seguente. L'unico modo era non legarsi."      
Ho scoperto che ha viaggiato tanto: mi ha accompagnato a una moto parcheggiata sulla strada vicina, aprendo quindi uno zaino per mostrarmi le foto scattate in giro per il mondo, luoghi che io avevo visto solo in TV. "Appena arrivo in un posto, fermo una ragazza e le chiedo di fotografarmi, le mostro le foto di dove sono stato, così attacco bottone..."
Trova un lavoro e se lo tiene finché uno dei due si stanca: lui del lavoro o il lavoro di lui. "Se si diventa bravi in una cosa che non piace, si fa un torto a sé stessi."
Sono stato colto da sentimenti ambivalenti: invidia per la sua coraggiosa decisione, rancore per avermi lasciato e per non essersi fatto sentire in più di vent'anni. Mi sarebbe bastato meno di una telefonata: anche una cartolina sarebbe stata sufficiente, magari con un aneddoto della sua vita spensierata.
L'ho guardato negli occhi e, ingoiando il mio rancore, gli ho chiesto: "E cosa ci fai qui?" Lui, distogliendo lo sguardo, mi ha risposto: "Niente, sai... Mi sono fermato un attimo a fissare l'orizzonte."
Dopo esserci salutati, lui si è rimesso in viaggio. Io sono tornato indietro. Sulla via del ritorno, ho lanciato in mare la conchiglia che avevo raccolto.
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