venerdì 11 aprile 2014

Un senso di appartenenza

Capita di leggere un libro, ascoltare una canzone o guardare un film che ci fa sentire a casa, intendendo un contenitore di sensazioni che comprende l'ascoltare conversazioni con persone gradevoli in un dialetto conosciuto, trovarsi sul lavoro forti di una solida esperienza, riconoscere un amico tra le centinaia di persone con cui si condivide una carrozza in treno, percorrere strade in cui abbiamo scavato dei solchi; persino i colori del cielo e della terra possono risultare familiari - oppure no.

Che sia un racconto di Bukowski o un brano di Alanis poco importa. Certo, può risultare buffo, forse ridicolo e persino triste che ci si senta a proprio agio nella fiction o, più in generale, nell'arte invece che nella vita reale.

Oppure può succedere che l'arte, a volte, riesca a sublimare (qualsiasi cosa voglia dire) uno stato d'animo nascosto da qualche parte in un cassetto dell'anima. Una sensazione che ci fa sentire più vivi e che, in un linguaggio universale scritto da qualche parte, ci ricorda archetipi come amicizia, amore, comunità, gruppo, famiglia, casa - il vero paradiso perduto, cari Adamo ed Eva.

Un senso di appartenenza al quale, da giovane, credevo di poter rinunciare; invece, ormai da anni, ne sento la mancanza.

Me lo regalate per i quarant'anni?

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando la versione live di "Stranger in a strange land" dall'album "Somewhere in time" degli Iron Maiden. Voi fate come cazzo vi pare.
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