mercoledì 25 aprile 2012

Bla e poi bla

A volte mi chiedo perché la gente senta la necessità di parlare. Io provo a farlo solo quando è necessario, ovvero se devo comunicare qualcosa di importante o chiedere un'informazione. 

Mi chiedo anche come riesca a evitare di parlare sempre delle stesse cose o di tira fuori argomenti da ascensore tipo il tempo o le tasse o di lanciarsi in riproposizioni del proprio flusso di coscienza, ma in questo caso la risposta è semplice: non ci riesce.

Chissenefrega della storia della tua vita o come hai sbugiardato quel tuo collega incapace o quello stronzo che non ti ha dato la precedenza all'incrocio. Magari scrivilo e se mi interessa, bene; altrimenti posso scorrere il testo o chiudere la pagina.

Forse produrre un fiume di parole fa sentire più sicuri? Un tentativo di tappare i buchi di silenzio tra di noi? Io non ci vedo niente di male nel silenzio, anzi, vorrebbe dire che ci si capisce senza bisogno di parlare: utopia. Allora servirebbe il linguaggio del corpo, ma lì interviene la paura che questo tradisca il nostro pensiero, ovvero: "A me non me ne frega un cazzo delle tue ciance, preferirei grattarmi le palle guardando Doug Stanhope che se la prende con gli anti-abortisti".

Diciamoci la verità: la comunicazione verbale è sopravvalutata. Nei rapporti interpersonali intervengono molti altri fattori, ad esempio l'età: è inutile farsi illusioni, un quindicenne, un trentacinquenne e un settantenne non hanno niente da condividere, nulla, nada, zero.Vivono in mondi diversi visti in maniera diversa. Uno crede di poter aggredire il microcosmo in cui vive con la sola forza di volontà e sfuggendo alle stupide regole imposte dai grandi, l'altro non ha più tempo per le illusioni, impegnato com'è a tirare avanti fino a fine mese, e l'ultimo crede di aver capito tutto, perché non ha più la testa per mettere in dubbio le convinzioni di una vita, e preferisce raccontare la certezza del proprio passato piuttosto che l'incertezza di progetti che non è più abituato a fare.

Un altro fattore è la classe sociale, cerchiamo di non essere ipocriti. Di cosa vogliamo parlare, dell'ultimo episodio dei "Cesaroni" che hai visto o dei tuoi figli Sharon e Jonathan? O dell'ultima Audi che hai regalato a tuo figlio, prima di mandarlo in vacanza in Giappone?

Per non parlare della provenienza: avremo sempre conoscenze differenti, ci saranno cognomi che a me non dicono niente, luoghi in cui non sono stato. Anche tornando indietro, non si risolverebbe niente:

Quando uno lascia il suo paese è meglio che non ci torni più, perché ogni cosa muta faccia mentre egli è lontano, e anche le facce con cui lo guardano son mutate, e sembra che sia diventato straniero anche lui.”

[“I Malavoglia”, Giovanni Verga]

Tu però, inutilmente, continuerai a parlarmene, perché non te ne frega un cazzo di quello che penso, quindi vedi che siamo pari? Ti senti in guerra col mondo e l'eloquio è la tua arma. Riempire tutti gli spazi sonori senza dare tregua all'avversario è un modo per evitare di essere attaccati, perché ti fa paura l'idea che tu possa sentire termini che ignori, concetti che non comprendi, persone che non conosci. L'importante è parlare, parlare, parlare, per riempire i vuoti di un'esistenza, l'incapacità di rapportarsi davvero con gli altri, l'impossibilità di condividere azioni, pensieri e sentimenti invece che chiacchiere vuote, sterili e saccenti.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Who cares'" dall'album "Three sides to every story" degli Extreme. Voi fate come cazzo vi pare.

17 commenti:

  1. dì la verità, hai scritto questo post pensando a mio cognato (anche se non lo conosci). Con l'aggravante che a tavola esistono SOLO i suoi discorsi, gli altri nemmeno li fa partire.

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    1. Non lo conosco ma se vuoi puoi taggarlo sul post di Facebook ;^)

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  2. Nella maggioranza dei casi è proprio come racconti tu, ed è una cosa molto fastidiosa.
    Poi - raramente - capita che nel marasma generale si trovi qualcuno con cui entrare in sintonia.

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    1. Sarà che anche io non ho argomenti interessanti...

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  3. Verissimo Speaker, pensa te che io faccio fatica persin a scrivere nel blog, perchè mi chiedo a chi cazzo possono interessare le mie cose?

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  4. Il silenzio è cosa buona. E si presta benissimo a essere riempito da parole, ma scritte. Di quelle cioè che non volano via. Non smettere (non smettiamo) di farlo.

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    1. Grazie Disagiato, scusa il ritardo :^)

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  6. Praticare l'attenzione fluttuante anche fuori dal setting delle volte aiuta.

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    1. Finalmente potrò dire che non sono distratto, ma che pongo "attenzione fluttuante". Grazie LDC :^)

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  7. Io sono una che parla davvero moltissimo.
    Cerco di dire cose interessanti però...

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    1. Alcuni mi dicono che parlo troppo poco, per cui mi chiedono spesso se qualcosa non va.

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  8. Mi sono piaciute molto le tue considerazioni. Tutte. Forse sono le uniche premesse che possono portare a un realistico tentativo di comunicazione.

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    1. Ti ringrazio. Dici bene: "Tentativo". Sono un po' pessimista al riguardo.

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    2. Concordo. Pure io. Esplicito meglio con "realistico tentativo di comunicazione, soltanto partendo dall'accettazione di tutti i limiti che hai indicati (e non è detto che il tentativo sortisca un qualche esito positivo)"

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  9. C'è il tempo per parlare, quello per ascoltare, quello per restare in silenzio da soli. Non è facile individuare i momenti giusti: il silenzio può fare molta paura e ascoltare è molto più difficile che aprire bocca e dire una cosa qualsiasi.
    Io ho imparato ad ascoltare davvero solo negli ultimi dieci/dodici anni e ancora sto imparando; così come sto imparando a parlare, a pesare meglio le parole e ad accompagnarle con i gesti giusti e con i doverosi silenzi. Per questo sono piuttosto indulgente anche con chi a volte straparla o non rispetta i miei silenzi: commettiamo tutti degli errori e a volte non per superficialità né per cattiveria, bensì solo per inesperienza. :)

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  10. Per me l'esempio lampante è viaggiare in treno. Un treno di pendolari intendo. Praticamente ti tocca sorbirti le minchiate sul nulla che la gente si racconta al cellulare per delle mezz'ore. Magari parlasse con il vicino! Anche se fossero altrettante minchiate sarebbero più gradevoli. Che bello sarebbe fare un viaggio in silenzio! C'è chi legge un libro, chi dorme, chi si perde nei pensieri guardando otre il finestrino...

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