A me è sempre piaciuto infrangere le
regole, come quando marinavo la scuola e poi falsificavo la firma di
mio padre nelle giustificazioni scritte. Raggiungevo comunque la
sufficienza per superare l'anno e tanto mi bastava, non mi importava
il giudizio di quegli insegnanti che non riuscivano ad andare oltre
quanto c'era scritto sul libro, ogni anno, spiegando sempre allo
stesso modo, senza correre rischi.
I limiti non mi sono mai piaciuti e ho
sempre cercato di forzarli, come quando schiacciavo contro i muri
delle squadre avversarie. Non so cosa fosse, ma nella mia mente
riuscivo a prevedere la traiettoria del pallone e individurare il
momento giusto in cui saltare, l'istante in cui caricare il braccio e
rilasciare tutta l'energia per tirare in un punto scoperto ma facendo
sempre cadere la palla in campo. Adesso quei tempi sono persi per
sempre: ho bruciato tutte le mie potenzialità in una mattina.
C'è sempre stato qualcosa di
masochistico in me, come quando nuotavo fino in mare aperto. E'
sempre stato un mio difetto non riuscire a rilassarmi e prendere
tutto con leggerezza: se facevo qualcosa dovevo dare e prendere il
massimo.
Il contatto con l'acqua mi era sempre
piaciuto, mi sentivo tutt'uno con essa; il mio corpo sembrava trovare
doti innate e adoravo tirarle fuori, sentir scorrere il Mediterraneo
sulla mia pelle. Cominciavo prendendo confidenza e mi scoprivo a
pensare di continuare; allora mi davo un obiettivo, ad esempio una
boa al largo. Proseguire era solo questione di volontà, mi dicevo.
All'inizio dell'estate prendevo fiato
ogni due bracciate, ma con la pratica riuscivo ad arrivare anche a
sei, almeno a riva; dopo qualche minuto perdevo il ritmo, quella
sincronia tra la velocità delle mie braccia e la resistenza dei miei
polmoni: le prime volevano più tempo, i secondi ne avevano meno.
Sentivo il debito d'ossigeno e mi costringevo a respirare più
frequentemente, chiedendomi: ce la farò? In mente mi arrivavano
mille paure. Se mi fossero venuti i crampi? Se avessi incontrato un
vortice in acqua? L'irrazionalità prendeva il sopravvento: arrivavo
a immaginare chissà quali mostri subacquei, partoriti dalla mia
immaginazione.
In realtà quella paranoia aveva la
voce di mia madre, che pensava sempre al peggio. Quante volte l'avevo
sentita dire:
- Devi fare sempre di testa tua!
Dammi ascolto almeno una volta!
Aveva sempre provato ad esercitare il
suo ruolo di genitore nel modo sbagliato. Priva di un'autorità
innata, ne costruì una cercando di instillarmi tutte le paure che
poteva immaginare, sperando che le dessi ascolto. Inventava esiti
tragici per le operazioni più normali: sbucciare una mela portava a
"Attenta che ti tagli!"; andavo in bici e la sua voce mi
diceva "Non correre che cadi!"; nuotavo da bambina e lei mi
urlava dal bagnasciuga "Torna qui, non sai nuotare!" mentre
in realtà era lei a non saperlo fare e allora non le davo retta.
Ogni tanto indovinava ma non "aveva ragione", perché le
sue ipotesi non avevano dietro un ragionamento, una valutazione della
effettiva probabilità che potesse andare male qualcosa. Per lei
qualsiasi mia azione avrebbe avuto esito negativo, quindi sparando
nel mucchio ogni tanto poteva succedere che indovinasse, ma questo mi
dava solo la voglia di riprovare, per dimostrare a lei e a me stessa
che non avevo bisogno dei suoi consigli.
Quando finalmente toccavo la boa,
insultavo quest'ultima ad alta voce:
- Finalmente, maledetta.
Ce l'avevo fatta, e non importava che
fosse una cosa stupida ed infantile. Andava al di là del semplice
atto di nuotare: era un modo per riaffermare la mia sicurezza in me
stessa.
Purtroppo molte scelte che ho fatto
nella mia vita hanno sofferto di questo fantasma.
Ciao Speaker!
RispondiEliminaBellissimo post!
Il tuo personaggio inventato mi sembra parecchio reale. Non posso dirlo a tutti, ma mi assomiglia parecchio.
Caro MM, ben trovato e grazie :^) Passate buone feste? Ultimamente non mi sono fatto granché vivo, sorry, sto un po' incasinato.
RispondiEliminaTra latitanti ci si comprende (io sono mancato dal blog per una ventina buona di giorni ...)
Eliminaconosco tante mamme così ...poi inguaiano i figli...se sono maschi poi...
RispondiEliminami hai ricordato Robertino nel film di Troisi ' Ricomincio da tre' che appunto per colpa di una madre terribile, era mezzo deficiente, e la battuta di Troisi era, per me, da morir dal ridere,
gli diceva in dialetto " Robertino esci, fuggi, tocca le femmine..." ahahahah scusami mi e' tornato in mente questo...anche perché con delle mie amiche, quando conosciamo tipi assurdi, in codice diciamo "robertino" e scoppiamo a ridere...
hei non dirlo in giro, altrimenti siamo fregate :)))
@S.: meno male che non mi chiamo Robertino, eh! :^D
RispondiEliminaspeaker, ci sei mancato... in giro non c'è tutta quella buona musica da ascoltare.
RispondiEliminaInvece che fanno come cazzo pare a loro ce ne sono ancora parecchi, per quello stai pur tranquillo.
Hombre, pensare che questa ragazza non ascolta musica! Dovrò riprenderla!
EliminaBello il racconto appena letto sulla messa in sicurezza.
RispondiEliminaRiguardo a qua, io da ragazzino portai giù dalla montagna, tenendolo in braccio lungo il sentiero, un pietrone grosso grosso, solo per il gusto di portarcelo. Ce n'era anche uno grosso, ma io presi quello grosso grosso.
Mi raccomando, non digitare troppo che ti viene un crampo alle dita o ti strappi un muscoletto. Fai tanto stretching per gli avambracci.
Tranquillo K, il problema non sono i tendini ma la testa, è quella messa più sotto stress ;^)
EliminaMi hai ricordato me stessa e il mio rapporto con l'acqua...
RispondiEliminaAllora sei competitiva. Soprattutto con te stessa, la peggiore avversaria.
EliminaBel racconto!
RispondiEliminaSe si unissero in un solo post tutte le raccomandazioni "inutili" che danno le madri si possono scrivere 4 enciclopedie.
Caro Conte, la ringrazio. Il problema è che a spararne mille, una volta ogni tanto c'azzeccano, così possono dire: "Visto? Che ti avevo detto? Ma tu non mi ascolti mai!" :^/
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