Fabio si svegliò; o meglio, si svegliò completamente. Erano le tre e aveva un'erezione che lo tormentava.
Per tutta la notte aveva avuto un sonno disturbato dal pensiero di Gabriella. Era andato a dormire pensandola e l'immagine di lei, con i suoi occhi grandi e il suo sorriso luminoso, lo aveva accompagnato fin nel regno di Morfeo.
Fabio si alzò cercando di non svegliare sua moglie, che si girò dall'altra parte. Andò al balcone della cucina per una Camel, appoggiandosi alla ringhiera e coprendosi lo snello torso nudo. Sotto di lui, una rara auto che a quell'ora maledetta faceva muovere qualche disgraziato, invece di tenerlo tra le gambe di una donna.
Aspirando, la mano sfiorava la sua barba rossa, che avrebbe dovuto sistemare l'indomani prima di andare in ufficio. Già, l'ufficio, dove c'era anche lei: maledetta Gabriella, pensava, non ti avessi mai incontrata. Con tutte le tue stronzate sui libri che leggevi sin da bambina, i pittori di cui sei intenditrice, i posti in cui sei stata già anni fa: New York, Israele, Tokio, Johannesburg. Fabio era stato a malapena a Londra per un corso d'Inglese in cui aveva rimediato una tipa di Teramo e a Parigi con i suoi quando aveva dodici anni.
Lo infastidiva il suo modo di sorridere a tutti: una ragazza non deve farlo; dovrebbe essere illegale, pensava Fabio.
Già, proprio così: porto abusivo di sorriso civettuolo, signorina. Venga con me nell'altra stanza che le faccio una perquisizione. Si tolga la camicetta, quella con la scollatura che lascia sempre aperta quel tanto che basta per il giusto mix tra vedere e immaginare. Ecco, vedo che collabora. Molto bello il suo reggiseno nero di pizzo, le dona, ma siamo sicuri che non sia di provenienza contraffatta? Su, se lo tolga, da brava, non discuta. Va bene, se vuole può coprirsi. Adesso metta le mani su questa sbarra alla parete, perfetto. Dice che così non può più coprirsi la sua quinta? Eh, i regolamenti mica li faccio io, signorina, mi spiace, eventualmente può richiedere un modulo per reclamare, ma dopo, dopo. Perché la ammanetto? Semplice precauzione. Bene, adesso si pieghi per bene, metta la schiena parallela al pavimento. E' per una più efficace perquisizione e per la sua sicurezza. Può fidarsi di me, signorina. Ah, signora, mi scusi, è vero: mi scordo sempre che a casa suo marito l'aspetta, mentre lei sventola la passera in ufficio per accattivarsi tutti e farsi perdonare la sua idiozia. Bene, adesso dovrò effettuare un'ispezione accurata, per questo le abbasso i pantaloni, ma non si preoccupi, non le tolgo le scarpe col tacco dodici, so che ci tiene e ci mancherebbe: tendono il polpaccio e le slanciano le gambe, lo so, oltre a darle quell'aria da zoccola a cui tiene tanto. Bene, adesso prendo lo strumento di perquisizione. Quel rumore? Oh, niente, solo la mia zip, stia tranquilla. Il tintinnio per terra? La cinghia, ma si rilassi!
Fabio si ritrovava al balcone a ridere come un cretino mentre nel buio brillava la brace della sua sigaretta ormai terminata. Almeno la buttava sul ridere, si diceva. Buona notte, mondo storto e bastardo. Rientrò e chiuse la finestra, lasciando fuori le stronzate.
Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "I'm on fire", dall'album "Born in the USA" di Bruce Springsteen. Voi fate come cazzo vi pare.
Sei crudele in questo racconto, Speaker.
RispondiEliminaMa è molto bello...
Buona settimana :)
Sono crudele solo nei racconti, Giovy ;^)
RispondiEliminaGrazie e buona settimana a te.
Un ottimo slogan per le prossime erezioni.
RispondiEliminaIl ponte sulla stretta.
RispondiElimina"Porto abusivo di sorriso civettuolo" me la segno.
RispondiEliminaSì, diciamo che mi sono contenuto.
RispondiEliminaIo penso invece che dovrebbe essere vietato non sorridere. Maledetta Gabriella e maledette tutte quelle donne proibite che ci rimangono nella testa. Una storia molto bella, grazie Speaker.
RispondiEliminaDanilo S.