giovedì 8 dicembre 2011

Ma chi te lo fa fare?

Torni alle tre di notte. Ti metti a letto.

C'è silenzio, interrotto solo da qualche rara automobile di passaggio sulla Laurentina, che ti fa chiedere cosa ci faccia un altro disgraziato come te in giro a quell'ora, di venerdì. E ti accorgi che hai almeno un orecchio danneggiato. Fischia, ma di un fischio distorto. OK, hai perso alcune frequenze, non le sentirai più.

E allora pensi alle prove con il gruppo, a volte dalla parte opposta della città, dalle dieci a mezzanotte per venire incontro a chi stacca tardi dal lavoro. Pensi alla stanchezza in ufficio il giorno dopo, alla testa che casca mentre sei in riunione e fai delle figure di merda.

Pensi a quanto hai speso affittando le varie sale prove. E in benzina. E in strumentazione: a quanta ne hai cambiata o hai dovuto ricomprare perché s'era rotta irreparabilmente (o per l'idiozia di sedicenti tecnici e liutai). A quante ore hai passato per trovare il modo più comodo di scandire gli arpeggi di settima.

Poi pensi che qualcuno, il più volenteroso, quello che ci crede di più, procura le serate. Ma a volte suoni davanti a una cinquantina di persone, a volte in uno stanzone vuoto dentro un centro sociale. E maledici quei coglioni di centrosocialisti, che preferiscono la musica di merda (basta che si dia sinistra tipo raeggae, o anarchica tipo punk), suonata pure male, alla tua musica - dopo tutto per loro si tratta di una merda diversa, in fondo cercano solo la colonna sonora più adatta per farsi le canne.

Le cameriere si fanno i cazzi loro e già dal sound check capiscono che sarai pure bravo, per carità, ma loro preferivano una cover band dei Muse. Ma forse neanche quello: aspettano solo dei tipi fighi, pardon, interessanti da conoscere; e tu sei così ordinario, noioso, borghese. Al gestore del pub non gli frega cosa suoni: l'importante è che venga gente e consumi, almeno per recuperare le spese della cena che vi ha offerto. Se fai pezzi troppo lunghi, però, viene sotto il palco e ti fa segno di chiudere.

Per il resto non si vede un soldo, è chiaro: non porti mica il tuo fan club al completo. Spargi la notizia tra gli amici - ma se il concertino non è sotto casa loro, ti diranno che gli viene scomodo. E li capisci: tu hai impiegato un'ora e mezza per fare solo trenta chilometri sotto la pioggia, con il traffico dell'ora di punta rallentato da incidenti occasionali.

E allora qualcuno ti pone la fatidica domanda:

"Ma chi te lo fa fare?"

Già, chi te lo fa fare? Provi a darti una risposta da solo.

Tolta la tensione per l'ansia da prestazione, qualche errore occasionale, i ronzii e i fischi sul palco, puoi dire che lo fai perché ti diverti a suonare con gli altri, per la complicità tra di voi (che vi prendete goliardicamente per il culo sul palco); oppure per il puro e semplice atto di improvvisare un assolo in base all'umore del momento - alcuni la chiamano arte.

Puoi dire che lo fai per i complimenti che ricevi da uno tra i pochi spettatori, mentre fai il cambio palco il più rapidamente possibile per far spazio al gruppo seguente.

Oppure rispondi che la serata ti rimane come un ricordo. Avete registrato un paio di video casarecci (anche se un tizio si è messo proprio davanti a te e ti ha coperto tutto il tempo) che mettete su YouTube. E potrete guardarli e riguardarli pensando: "Ah però, non siamo neanche male!".

Provi a dare una risposta. Ma fondamentalmente non lo sai.

Però ti rendi conto di una cosa. Ci sarà un giorno, più o meno lontano, in cui non farai nulla di tutto questo, per una ragione o l'altra. Saranno gli impegni lavorativi, i figli, la stanchezza, il Parkinson. E allora potrai solo dire: be', non so chi me lo facesse fare, ma quando potevo l'ho fatto e sticazzi.

Perché in fondo "essere giovani" significa proprio questo: vivere nel presente quello che non potrai fare in altri momenti della tua vita. Finché ci riuscirai, sarai ancora un ragazzino, almeno nell'animo.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "The road" di Jackson Browne. Voi fate quel cazzo che vi pare.

17 commenti:

  1. Ti stimo molto. (E mi piace pure la tua musica)

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  2. @la donna camèl: ti ringrazio anche a nome dei Quartech :^)

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  3. Quoto quotissimo, fratello d'arme!

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  4. Trovo che questo sia un post bellissimo. Grazie per averlo scritto.

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  5. Penso che il Parkinson doni un effetto interessante alle note. :)
    A parte le scemenze, anch'io suonavo in giro. Il motore che mi manteneva in posizione eretta era la passione per la musica. Sentirla uscire dai nostri strumenti era una sensazione impagabile.
    Poi passò l'epoca delle serate. Però la vopglia di divertirsi e la capacità di appassionarsi non passa.

    Gran bel post e complimenti alla band!

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  6. Giusto! Anche se ti suggerisco di proseguire il più possibile perchè la vita senza attimi creativi (per chi ne avverte l'esigenza) diventa una vita sciapa...
    Siete pure bravi, io ti ho riconosciuto dalla coppola :)
    (ho visto anche gli altri video).
    Ciao Speaker suonante:D

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  7. non è che poi da vecchi si debba rinunciare a tutto eh? Per esempio l'età limita più uno sportivo che un musicista... perché mai vorresti/dovresti smettere? io penso che fino a 67 anni almeno puoi suonare, anzi devi.
    Poi dopo vedi tu, magari ascolti, o leggi.
    Io ho un sacco di cose da fare da vecchio, nuotare per esempio, la camera oscura per le foto, ammazzarmi di documentari in tivù, e mettermi con una trentenne ovviamente.

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  8. Grazie a tutti/e.

    @MaiMaturo: il Parkinson può aiutare se suoni il mandolino ;^)

    "Il motore che mi manteneva in posizione eretta era la passione per la musica. Sentirla uscire dai nostri strumenti era una sensazione impagabile."

    Molto bello, MM. Cosa suonavi?

    @Hombre: tu vecchio???

    @OBI: giusto, brava, t'avevo detto della coppola :^)

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  9. Chitarra, elettrica di sera e classica al pomeriggio.

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  10. Probabilmente è la passione che ti fa fare certe cose...
    Se non ci fosse quella, saremmo sacchi di patate!

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  11. Bravo Soncinico! hai molto da dire, continua così! te lo dice un vecchiaccio... :-D

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  12. Quando potevi l'hai fatto e sticazzi! Appunto!
    Ma se un tizio ti ha coperto tutto il tempo... forse tu l'hai già detto in passato e a me è sfuggito, ma tu e lui siete colleghi?

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  13. @Kisciotte: però non ero coperto da siffatta bellezza ;^)

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  14. Col Parkinson suoni la batteria meglio di Roger Taylor.

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  15. Ciao.

    Quanto ti capisco!
    Suono anch'io, da anni. A volte sono finito in locali carini, il più delle volte in androni desolati. Raramente, in posti fighi e gremiti di gente.

    Finché avrò forza di guidare, montare, suonare, sudare, smontare e riguidare per tornare a casa,lo farò.
    Chi non suona, non può capire davvero fino in fondo.

    Finché avrò forza, lo farò.
    Anche solo per dire "Beh, io l'ho fatto. E tu?"

    E io sono pure batterista, maremmaimpestataboia!

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  16. Quindi, per concludere: Bel Post!

    (avevo schiacciato invio troppo presto)

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  17. @lutileidiota: grazie anche a te. Batterista? Azz, quindi hai pure l'aggravante di montare e smontare! Ma chi te lo fa fare? ;^)

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