Paolo Bartozzi, trent'anni, ha appena scoperto il suo vero talento, il proprio super potere nascosto, l'epifania che aspettava da una vita: è un grande scrittore.
O almeno così crede lui.
Come il suo omonimo, ha avuto una folgorazione. Non però sulla via per Damasco, a causa di un'allucinazione dovuta probabilmente a disidratazione o a ictus per caduta da cavallo. Piuttosto, per la lettura di Bukowski. "Storie di ordinaria follia" gli ha fatto comprendere che i suoi pensieri quotidiani sono preziosissimi - se trascritti, diventerebbero best seller.
Così Paolo comincia a scrivere sul suo portatile tutto quello che gli passa per la testa, ogni gesto che compie: quando si alza la mattina, siede sul water e caga leggendo "Musica per organi caldi"; i suoi rutti, quando in ufficio stacca dal suo lavoro di grafico pubblicitario e va al balcone per fumare.
Scrive, ma non rielabora i testi, non li corregge, non ritorna sui vocaboli - perché vuole lasciarne immutato il prezioso carattere naïf.
Avendo prodotto una manciata di ottimi racconti, li spedisce ad alcune case editrici.
E aspetta.
E aspetta.
Un giorno la portiera gli consegna la posta. Invece delle solite bollette, c'è una lettera delle "Edizioni Il Filo". Mentre si trova in ascensore, Paolo apre con trepidazione la busta e legge l'incipit del messaggio:
"Gentile Paolo Bartozzi,
abbiamo esaminato il Suo materiale e siamo lieti di comunicarLe la nostra proposta di pubblicazione."
Lette queste righe, Paolo alza gli occhi al cielo e lancia una risata per la felicità. "Ironia della sorte", pensa, "l'avessi saputo prima, mi sarei risparmiato la mediocrità che mi ha circondato sino ad ora. Adesso una nuova vita mi aspetta: il mio nome comparirà sui giornali, nelle riviste letterarie! Istituiranno un Premio Bartozzi! I miei amici diranno 'Io lo conoscevo, me lo ricordo quando a casa mia rovesciò i cartoni delle pizze per terra'."
Bartozzi continua a leggere la lettera e scopre però che la conquista del mondo (letterario e non) incontra un piccolo intoppo: l'editore chiede l'acquisto di 150 copie come segno di fiducia da parte sua, per la somma simbolica di 1950 euro???
"Cazzo..." Paolo si lascia cadere sul letto e fissa il soffitto. I suoi sogni erano solo a un passo dal realizzarsi...
Ma il nostro scrittore non si lascia andare più di tanto: qualcuno gli ha risposto. Quindi vuol dire che i suoi racconti arrivano alle case editrici e vengono letti. (O almeno crede.)
"C'è solo un modo", si dice, "per superare l'ostacolo economico: scrivere delle cose buone - talmente buone che gli editori faranno a gara per assicurarsene la pubblicazione!"
"Ora", si chiede Paolo, "cosa mi manca per scrivere roba davvero buona?"
Ci pensa un po'. Bukowski citava spesso "il buon vecchio Hem". Di conseguenza Bartozzi corre in libreria e cerca qualcosa di Hemingway. Torna a casa e comincia a leggere "Fiesta" nel pomeriggio, poi mentre cucina e cena, e prosegue fino a notte fonda. L'indomani sul cesso, con delle grosse occhiaie, continua col libro in mano, fin sui mezzi pubblici che lo portano alla azienda dove lavora.
L'energia e la costanza nella lettura gli vengono dall'ansia di trovare cosa gli manca e riversarlo nella propria scrittura, perché sente che deve imparare alla svelta. La risposta de "Il Filo" è un segno premonitore: il mondo sta per accorgersi di lui, ma deve battere il ferro finché è caldo, sbrigarsi a realizzare un nuovo lavoro, prima che si dimentichino di Paolo Bartozzi.
Alla fine realizza: perché i suoi racconti diventino davvero buoni, deve cominciare a bere.
"Come ho fatto a non pensarci prima", si dice Paolo? "Ma certo! Sia Hank che Hem si facevano stare come scimmie! Ecco cosa mi manca!"
Bartozzi modifica la lista della spesa. Abbandona la sua Coca Light in favore del reparto alcolici. Prende un po' di tutto: birre di vari tipi, gin, porto, ecc.
Alla luce della sua abat-jour, seduto di fronte al suo portatile, prima di digitare qualcosa, butta giù una Warsteiner, poi aspetta che gli venga in mente qualcosa. Qualcosa di straordinario. E scrive.
Ma niente, non gli sembra granché.
Allora si rende conto che l'ispirazione non funziona così. Non puoi sederti e dire: "OK, adesso stendo il mio capolavoro", devi aspettare il momento propizio. Quando arriverà? Paolo non lo sa, nessuno lo sa. Quindi, per non farsi trovare impreparato, comincia a bere in qualunque momento. Lo fa la mattina prima di uscire di casa, poi al bar a fianco alla fermata dell'autobus, quando al lavoro fa una pausa per comprare le sigarette, durante i pasti e nel dopocena. Si porta appresso un taccuino, nel caso dovesse annotare al volo un pensiero, una frase, un aneddoto, un'idea originale.
Il suo rendimento in ufficio ne risente. Commette spesso errori e non rispetta i tempi di consegna. Arriva in ritardo, va via prima, alle riunioni chiude gli occhi e fa penzolare la testa.
Ma Bartozzi continua a scrivere. In compagnia della sua scrivania, del suo portatile, del suo portacenere, della sua birra. E della musica. Ma niente radio, no. Quella roba è troppo volgare per lui. Ascolta Mahler, Brahms, Rachmaninov.
Pur continuando a spedire i suoi lavori alle case editrici, non ottiene nessuna risposta che non preveda un pagamento da parte sua. Il che sarebbe sciocco, pensa Paolo: perché dovrei pagarli io, dato che loro guadagneranno un sacco di soldi con i miei racconti originali, così intrisi di talento?
Oltre le gaffe in ufficio, anche Anna, la sua ragazza, comincia a lamentarsi del comportamento di Paolo: ha sempre l'alito cattivo, ogni volta che escono insieme vomita a fine serata e lui è sempre troppo sbronzo per portarla a ballare. Quella volta che guidava lui e per poco non finivano giù dal cavalcavia, lei decide di mollarlo.
Ma a Paolo tutto questo non importa, o fa finta. Continua a bere e si dice che è niente in confronto alla gloria che lo attende dietro l'angolo, e Anna questo non lo capiva, per cui non lo meritava. D'altronde Bukowski non riusciva proprio ad avere una donna fissa. E poi il protagonista di Fiesta era impotente, quindi non poteva avere donne. E ancora in "C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo" Efraim Medina Reyes (che a Paolo ricorda Bukowski) fa sì che Rep, il protagonista, si faccia lasciare dalla donna che ama.
Nel frattempo, proprio sotto l'influenza del personaggio di Rep, aggiunge all'ascolto della musica classica qualcosa di più alternativo: Sex Pistols, Nirvana, poi Clash, Soundgarden, Alice in Chains. Più in là asserirà di preferire il primo periodo di Cobain, "quello più puro, sincero e incontaminato dallo show biz".
Bartozzi non molla. Torna a interrogarsi: in cosa differisce da Henry Charles Bukowski?
Per rispondere a questa domanda, interviene il suo (ancora per poco) datore di lavoro, nelle veci del Dott. Mezzetti, Human Resource Manager, ormai esasperato dagli intoppi generati da "quello sfigato di Bartozzi" che gli hanno procurato delle lavate di capo dai suoi superiori, minacciando così l'integrità del suo premio produttività di fine anno. Per cui Paolo, assunto a progetto, non si vede rinnovato il contratto.
Adesso Paolo Bartozzi è a casa, disoccupato, senza una ragazza, perennemente sbronzo e in bolletta.
Adesso Paolo Bartozzi sembra proprio uno dei suoi miti. In mutande, canottiera, ciabatte e vestaglia.
Adesso Paolo è disperato. Con la barba incolta e i capelli senza nemmeno un preciso progetto.
Adesso Paolo è rimasto da solo.
Adesso Paolo è stanco. La sua vita gli sembra un romanzo. Un romanzo di cui conosce l'inizio ma che non sa come finire. Un romanzo che gli ha promesso grandezza. Un romanzo che sta nascosto in qualche "cassetto della mente", di cui non trova la chiave. Un romanzo il cui pensiero ha divorato Paolo, perché di quest'ultimo non resta nulla dell'essere umano che era una volta. Bartozzi non ricorda granché di com'era una volta, ma quando succede si mette a scriverlo. In effetti ha solo un'idea fissa: scrivere.
Scrive e spedisce, scrive e spedisce, come gli sembra aver fatto da una vita.
E un giorno, mentre in pigiama apre la cassetta delle lettere, insieme all'ingiunzione di sfratto del padrone di casa trova una lettera diversa. E' di una casa editrice. Paolo sale al suo piano, entra in casa, chiude la porta, si siede sulla sua poltrona, consumata come lui, e apre la busta.
Il messaggio inizia così:
"Caro Bartozzi,
leggo i suoi racconti sin da quando ha cominciato a spedirceli ormai molti anni fa. Come potrà certo immaginare, la nostra casa editrice riceve continuamente proposte letterarie da giovani scrittori, per cui non sempre rispondiamo in caso il materiale inviato non sia di nostro gradimento. Per quanto la riguarda, però, l'ho tenuta d'occhio perché pensavo lei avesse il potenziale per poter realizzare qualcosa di molto interessante. Sa, gli aspiranti scrittori di oggi vogliono assomigliare tutti a, che so, Henry Charles Bukowski. Invece in lei avevo visto un talento originale sin dal principio. Andava, suppongo, solo limato dal tempo e dall'esperienza. Si capisce come la sua tecnica di editing del materiale si sia affinata con gli anni. Venendo al punto, il suo ultimo racconto ci è piaciuto molto e, a seguito di un assegno che le invieremo, vorremmo pubblicarlo nel prossimo numero di..."
Bartozzi non legge più. Beve dal bicchiere di gin che ha lasciato qualche sera prima lì a fianco, per terra. Si accende un sigaro. Dopodiché brucia la lettera. Tira una boccata, espira il fumo e sorride.
Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Wrong side of the road" dall'album "Blue Valentine" di Tom Waits. Voi fate come cazzo vi pare.
Da applausi.
RispondiEliminaBravo Speaker!
Grazie MM ;^)
RispondiEliminaChapeau...
RispondiEliminaMercì!
RispondiEliminaMi ha fatto venire in mente (chissà come mai!) che è proprio quando si abbandonano tutte le speranze che nasce l'uomo.
RispondiElimina(inteso come essere umano consapevole)
Sbaglio o c'è qualcosa di nuovo oggi nel sole?:)
Ho cambiato carta da parati ;^)
RispondiEliminaOllallà... nuovo look (i like it) paghi da bere!
RispondiEliminaChe offri?
'spetta che ancora non ho finito.
RispondiEliminaConfesso che ho copiato il template da te ;^)
l'ispirazione va sempre stimolata.
RispondiEliminase oltre a bere a ogni ora del giorno per farsi trovare pronto, avesse aggiunto la tanica di caffè notturno per farsi trovare sveglio e pronto, avrebbe raggiunto più in fretta il Nirvana.
Ma tu avresti scritto una goduria più breve.
Quindi: lunga vita a Bartozzi.
E a te, Kisciotte, piace prolungare il piacere ;^) Bartozzi ringrazia!
RispondiEliminaVernice fresca?
RispondiEliminaBello il racconto.
Ciao
Grazie Giovanni. Sì, sto ristrutturando...
RispondiEliminaComplimenti bravissimo Speaker! :)
RispondiEliminaGrazie Sam, ma è tutto merito di Bartolozzi ;^)
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