domenica 4 settembre 2011

Vengono fuori dalle pareti

Sabato mattina, per i soliti motivi, mi sono svegliato alle 6:30, mentre Lei continuava a dormire saporitamente.

Dopo aver espletato le mie funzioni corporali ed essermi lavato, ho preso la mia Schecter Diamond Series sette corde e sono andato a esercitarmi in salone (senza amplificatore, per cui non ho disturbato nessuno - io stesso sentivo a stento quello che suonavo).

Dopo un po' le mie mani mi hanno chiesto riposo, pena vesciche e conseguente stop per un paio di giorni. Allora ho ben pensato di prendere un po' d'aria al balcone, in mutande - ma tanto abito al decimo piano e non ho palazzi di fronte.

In genere vado fuori solo quando stendo o ritiro la biancheria, attività che effettuo verso l'una di notte. Alla luce del giorno, ho invece scoperto che il balcone aveva un sacco di festoni tipo quelli degli Champs Elysees in dicembre. Peccato che questi "festoni" fossero ragnatele, abitate da aracnidi che mi ricordavano i facehuggers in Alien.

Fonte: qui
Al balcone tengo anche uno pneumatico usato, che mi hanno suggerito di vendere su Ebay. Ma certo così ricoperto di secrezioni ghiandolari di ottozampe, non potevo neanche avvicinarmi e leggerne i dati caratteristici. E se all'interno si fosse nascosto qualche mostro di Romeriana memoria?

Ora, una famiglia normale terrebbe al balcone delle festicciole ogni tanto o almeno cenerebbe cercando un po' di fresco nell'aria serale; di conseguenza ne avrebbe cura. Al contrario, l'appartamento è diviso tra me e altri due ragazzi, per cui gli ambienti condivisi sono lasciati un po' allo sbando. (Certo anche la nostra Colf deve aver fatto finta di niente.)

Insomma, andava presa una decisione. Visto che era ancora presto e Lei dormiva, ho deciso di sterminare gli invasori, prima che entrassero in casa e cominciassero a contendermi le vivande dal frigo. Armato quindi di acqua, Mastro Lindo e Mocio Vileda sono partito all'attacco.

Strappavo le ragnatele. Puntavo gli insetti, sopra le loro teste vedevo spuntare tanti punti esclamativi, più brutte parole con la zeta. Mi avvicinavo il più possibile per non sbagliare ma anche lentamente per non farli scappare. Un colpo secco è bastato quasi sempre, altrimenti rimanevano impigliati tra le strisce di "tessuto non tessuto" del Mocio, che sbattevo a terra per spiaccicarli, lasciando vari cadaveri "spalmati" tipo Willie il Coyote dopo l'urto con qualche furgone della ACME.

Naturalmente durante l'operazione di spider blasting avvertivo occasionali pruriti e formicolii immaginari. I peli delle gambe diventavano artropodi che si arrampicavano su di me in una sorta di incubo alla Tiziano Sclavi. In effetti, per tutta la giornata, ho avuto l'impressione che le pareti si muovessero.

Per certi versi i poveri ragni mi facevano pena. Pensavo a loro che mi dicevano: "Che male t'abbiamo fatto? Stiamo qui buoni al balcone e non diamo fastidio, non c'avviciniamo neanche agli stenditoi!" E allora per tutta risposta mormoravo: "Mi spiace ragazzi, vi bastava stare lontani da questa abitazione. E' una questione di territorio. Nonché di occupazione abusiva."

Avrò contato almeno una ventina di ragni di grosse dimensioni - grandi quanto un Granturchese, per dire - oltre quelli più piccoli e veloci. Uno giurerei di averlo visto tremare, facendo vibrare la sua tela.

Alla fine, madido di sudore, come una massaia isterica che pulisce il sabato mattina alle 7:30, ho dichiarato concluso lo sterminio. Mentre rientravo con i miei strumenti di morte, ho girato la testa al disopra della spalla e ho proclamato "Non ci provate più". Mi son rifatto la doccia, ho mangiato qualcosa. Sono tornato ad ammirare la mia opera: incredibile come il balcone sembrasse più spazioso.

Ma più tardi, indovinate cosa ho trovato sul vetro della cucina, che ha un altro balcone?

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Caught in a web" dall'album "Awake" dei Dream Theater. Voi fate come cazzo vi pare.

2 commenti:

  1. E' una lotta senza speranza,sappilo. Sono da anni nelle tue stesse condizioni e stanno vincendo loro, i giganteschi ragni.

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  2. Immagino. Ma d'altra parte sarebbe come non lavare perché tanto lo sporco si riforma.

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