giovedì 15 settembre 2011

Occhi senza vita

Oggi stavo leggendo un articolo in cui veniva affrontato il tema della percezione della morte altrui.

Tra le altre cose, si faceva riferimento al pensiero di non aver mai visto nessuno morire, o analogamente al fatto di morire non visti. Ci sarebbe una sorta di "distacco progressivo dalla realtà" dovuto al "fatto che sempre meno persone vivono l’esperienza di vedere un cadavere. [...] Rimuovere l’esperienza pratica della morte e trasferirla nella sfera dei media crea un ovvio deficit di realtà. Siamo inautentici quando neghiamo la morte."

C'è un ovvio riferimento alla celebrazione sui media della morte di personaggi celebri - la foto in testa all'articolo ritrae Amy Winehouse, probabilmente, ironia del destino, durante il video di "Back in black" (perdonate l'ignoranza, non ero un fan accanito).

Le frasi riportate qui sopra, riferite però al concetto di morte in generale, hanno suscitato in me qualche riflessione. Ho quindi lasciato il commento che riporto qui:

"Non saprei.

Effettivamente io ho visto mio padre qualche minuto prima che morisse (cosa che accadde all’interno di un’ambulanza) e qualche minuto dopo, in ospedale: per qualche motivo che non ricordo, mia madre ha voluto che entrassi nella stanza dove si trovava lui.

Mi colpì l’immagine dei suoi occhi, privi di vita. Non avevo mai visto niente di simile prima. Non era l’occhio di un cadavere in TV (un essere per il quale posso provare pena, solidarietà, ecc. ma comunque estraneo) ma il “non sguardo” di una persona vicina.

Avevo sempre data per scontata la vita riflessa nelle sue pupille. Adesso conoscevo la differenza tra il “prima” e il “dopo”.

Ma per certi versi acquisii la morte di mio padre quando lo vidi seppellire: la bara con dentro il suo corpo veniva sotterrata e capii che non avrei più rivisto neanche quegli occhi vuoti. Mi misi a piangere come non avevo fatto prima.

E poi, nonostante io e lui non fossimo mai andati d’accordo (per usare un eufemismo), passavano i giorni e sentivo che mancava qualcosa e che questo vuoto non sarebbe stato temporaneo. Io credo che questo possano provarlo tutti."

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Back in black". Ma degli AC/DC, che mi tira su. Voi fate come cazzo vi pare.

11 commenti:

  1. Anch'io, come te. scrivere che non si ha più la percezione della morte è diventato, molto spesso, una specie di luogo comune che non riesce a convincermi più di tanto.

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  2. Non so, a volte credo che sia tutto un bluff, le persone semplicemente si stancano e fanno finta di essere inermi, trattengono il respiro, le chiami e non ti sentono, se ne vanno chissà dove a stare meglio. Fottendosene di chi resta qui. Non si spiega altrimenti tutto questo sbattimento quotidiano.

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  3. Per quel che valgono, ti faccio i miei complimenti, sinceri.
    Hai scritto un post veramente notevole.
    @lo scorfano: io penso che la morte "sbattuta in prima pagina" o "sensazionalizzata" dia, più che altro, l'illusione, falsa, di poterla gestire meglio. Credo che la percezione della morte, e la conseguente paura, sia sempre presente in ogni uomo; magari si maschera e si presenta sotto false spoglie.
    Scusate la lungaggine.

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  4. Io vedo la morte in pratica tutti i giorni. Spesso cerco di ritardarla, a volte spero succeda in fretta. L'unico effetto che sortisce in me è rafforzare il pensiero 'la vita è uno schifo e la morte ci si abbina bene', ma è anche vero che non assisto quasi mai a morti serene, pertanto il mio punto di vista magari è distorto

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  5. @MaiMaturo: ti ringrazio, ho cercato di esprimere quello che ho provato.

    Per il resto, c'è sicuramente una strumentalizzazione da parte dei media sulle "morti celebri", in cui però si tuffa alla grande la generazione dei "15 minuti di celebrità". Ma il discorso sarebbe lungo...

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  6. "non aver mai visto nessuno morire" dici tu
    ...sono ancora fresca e non so come questa cosa maturera', ma per ora io non riesco a sopportare il pensiero che non ci sono stata quei minuti la'...

    Anche se la morte in se', nel nostro caso, non e' stata solo questione di un attimo, ma di -poche- settimane di declino a precipizio, per settimane, ed ancora oggi, ho pianto non solo lei ma il fatto di non averla accompagnata in quei minuti.

    E' per me incredibile trovare questo tuo post oggi. Ho fatto un sogno atroce stanotte, di cui (per fortuna?) non ricordo quasi nulla, solo la vaga trama. Che era concettualmente davvero atroce. Anche forse banale.
    Ero io proprio io che la avevo uccisa.

    Vorrei poterne scrivere anche io, come te, pero' almeno riuscire a commentare pensieri altrui mi permette di sfogare parte della pressione. E per questo ti ringrazio di cuore di scrivere questi pensieri e di darmi la possibilita' di commentarli
    :)

    squa

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  7. @squa: per la mia famiglia si è trattato di mesi, quindi posso capirti.

    Per il resto, la condivisione di quello che provo è uno dei motivi per cui esiste Radio Free Mouth, come ho scritto qui.

    Infine, io ringrazio te :^)

    P.S.: "non aver mai visto nessuno morire" è nell'articolo su minima&moralia ;^)

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  8. Non essere accanto alla morte che ci sfiora significa non avere appieno la percezione della vita in tutti i suoi aspetti. Come non sapere quant'è larga una stanza bianca se prima non ne tocchi le pareti. E questo a prescindere dal fatto che si creda o non si creda che la morte non sia il punto di arrivo.

    È curioso come ognuno di noi si fissi su un particolare che caratterizzi la morte. Tu hai notato gli occhi, per me invece sono le mani... il loro "sembrare di legno", dure e fredde. E comunque la resa di "burattino di legno" in generale che si ha, mi viene in mente un pensiero in questi casi... «in questo corpo "lo spettacolo" della vita è finito».

    Ciascuno di noi, soprattutto maschietti che siamo passati più o meno pesantemente sopra al nostro conflitto padre-figlio sopravvivendo, ha vissuto l'esperienza della "morte di mio padre" in modo intimamente particolare e profondo. Hai ragione, Speaker, comunque sia è una cosa che ti lascia un segno profondo e diverso anche da tutti gli altri, da tutte le altre "morti" vicine. Dentro, a volte proprio sotto, in fondo ognuno di noi, proprio in fondo a tutto il risentimento o il rancore generato, sepolto da migliaia di disillusioni e delusioni, si trova quell'innato, meraviglioso rispetto per l'uomo che "pretendeva" di insegnarci a vivere...

    Io la sensazione di perdita con conseguente incontrollabile cascata l'ho avuta accompagnando quelle quattro assi di legno prima che venissero deposte dentro quel «canile» che definiamo tomba.

    Yeah! Allegria!
    Comunque ottimo post, come sempre Speaker. Tu fai come caxio ti pare.

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  9. @Pseudo: ti ringrazio, seguirò il tuo consiglio ;^)

    In effetti ero partito dalla descrizione dell'esperienza della morte; tu hai circoscritto l'argomento alla perdita del proprio padre; lì ci sarebbe molto altro da dire.

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  10. E, visto che ne hai parlato...
    Beh, scusami. Anzi alla fine, rileggendo il commento ho tagliato un bol po di cose :)

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