venerdì 19 agosto 2011

Una tranquilla famiglia italiana

Mi basta passare una settimana a casa di mia madre per sentire almeno un paio di strilli dei vicini.

E io torno qui di rado, figuriamoci il resto dell'anno! Solitamente la ragazzina litiga coi genitori, poi va in camera (adiacente la mia) sbattendo la porta e si mette a piangere, maledicendoli.

In casa nostra, invece, questa situazione era stata superata. Grazie a una serena armonia, forse.

O forse no.

Magari perché con mio padre non parlavamo più.

Un giorno lui torna tranquillamente a casa, io lo saluto allegramente. Mi vede con la chitarra elettrica tra le mani e la sua espressione cambia di colpo. Se fossi telepatico, potrei dire di aver letto il suo pensiero:

"Maporcodio, possibile che devi fare casino proprio quando torno a casa???"

(Per inciso, la chitarra elettrica non si sente se non è attaccata a un amplificatore. La mia non lo era. Mai.)

Passano trenta secondi e mio padre trova un motivo per litigare con me, talmente pretestuoso che interviene persino mia madre, forse stanca di sentirmi riprendere per qualsiasi cazzata.

Da quel momento in poi io e lui non ci siamo più parlati, a parte salutarci educatamente. Non so per quanto tempo: sei mesi? Un anno? Un anno e mezzo? Ma non abbiamo mai discusso granché (litigato, più che altro).

Per fortuna a tavola, a riempire quei silenzi educati, c'era la televisione. Perché certamente era più importante conoscere a memoria i nomi dei ministri italiani piuttosto che sapere come avevo passato la giornata.

- Papà, domani sera ho un concerto col gruppo.
- Occheppalle...

L'importante era che io non dessi fastidio a chi lavorava. L'importante era lasciargli passare sabati e domeniche sul divano guardando la TV, risolvendo i cruciverba della settimana enigmistica o dormendo. L'importante era che io diventassi ingegnere per poter firmare i suoi progetti di geometra.

Oggi lui non c'è più. Eppure da qualche parte, dentro la mia testa, continuiamo a litigare.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Sometimes goodbye is a second chance" dall'album "The sound of madness" degli Shinedown. Voi fate come cazzo vi pare.

8 commenti:

  1. Questo post è tripla A

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  2. Si, ma evitiamo il francese che poi sembra che ci stai provando.

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  3. Perché, ti sei eccitato? ;^P (lingua sensuale)

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  4. Quoto! Questo post è AAA.
    E ognuno di noi maschietti potrebbe raccontare la sua versione in unmilionecentoventicinquemilaottocentosessantatre modi diversi

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  5. Grande Antonio.

    Ti stimo,

    Emilio

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