Mi basta passare una settimana a casa di mia madre per sentire almeno un paio di strilli dei vicini.
E io torno qui di rado, figuriamoci il resto dell'anno! Solitamente la ragazzina litiga coi genitori, poi va in camera (adiacente la mia) sbattendo la porta e si mette a piangere, maledicendoli.
In casa nostra, invece, questa situazione era stata superata. Grazie a una serena armonia, forse.
O forse no.
Magari perché con mio padre non parlavamo più.
Un giorno lui torna tranquillamente a casa, io lo saluto allegramente. Mi vede con la chitarra elettrica tra le mani e la sua espressione cambia di colpo. Se fossi telepatico, potrei dire di aver letto il suo pensiero:
"Maporcodio, possibile che devi fare casino proprio quando torno a casa???"
(Per inciso, la chitarra elettrica non si sente se non è attaccata a un amplificatore. La mia non lo era. Mai.)
Passano trenta secondi e mio padre trova un motivo per litigare con me, talmente pretestuoso che interviene persino mia madre, forse stanca di sentirmi riprendere per qualsiasi cazzata.
Da quel momento in poi io e lui non ci siamo più parlati, a parte salutarci educatamente. Non so per quanto tempo: sei mesi? Un anno? Un anno e mezzo? Ma non abbiamo mai discusso granché (litigato, più che altro).
Per fortuna a tavola, a riempire quei silenzi educati, c'era la televisione. Perché certamente era più importante conoscere a memoria i nomi dei ministri italiani piuttosto che sapere come avevo passato la giornata.
- Papà, domani sera ho un concerto col gruppo.
- Occheppalle...
L'importante era che io non dessi fastidio a chi lavorava. L'importante era lasciargli passare sabati e domeniche sul divano guardando la TV, risolvendo i cruciverba della settimana enigmistica o dormendo. L'importante era che io diventassi ingegnere per poter firmare i suoi progetti di geometra.
Oggi lui non c'è più. Eppure da qualche parte, dentro la mia testa, continuiamo a litigare.
Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Sometimes goodbye is a second chance" dall'album "The sound of madness" degli Shinedown. Voi fate come cazzo vi pare.
Questo post è tripla A
RispondiEliminaMercì, anonimo :^)
RispondiEliminaSi, ma evitiamo il francese che poi sembra che ci stai provando.
RispondiEliminaPerché, ti sei eccitato? ;^P (lingua sensuale)
RispondiEliminaQuoto! Questo post è AAA.
RispondiEliminaE ognuno di noi maschietti potrebbe raccontare la sua versione in unmilionecentoventicinquemilaottocentosessantatre modi diversi
Mercì anche a te, Pseudo :^)
RispondiEliminaGrande Antonio.
RispondiEliminaTi stimo,
Emilio
Ben trovato, Emilio.
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