sabato 4 giugno 2011

Scienza, politica e Italia AKA Il referendum sul nucleare


Quando sono da Lei mi capita di guardare la televisione (la motivazione la trovate qui).

Ieri sera, dopo aver visto un fumettoso Blade II, ci siamo soffermati un po' su "Annozero". L'argomento del momento era il quesito referendario sull'utilizzo del nucleare come fonte di energia. Tale discussione aveva portato il saggio Santoro, solitamente incline alla caciara mediatica, a includere tra gli invitati due chiari esperti di fama mondiale in materia: Celentano e la Santanché. La trasmissione proponeva anche il confronto tra tecnici, ma i toni rimanevano quelli da mercato del pesce, com'è giusto che sia in un programma televisivo.

Ora, il fatto che un tema così delicato venga affrontato da una trasmissione (purtroppo) tanto popolare ma in maniera così da testa di cazzo mi ha fatto riflettere. Seguono le mie masturbazioni mentali.

Un qualsiasi referendum esprime un rapporto tra il popolo e i suoi rappresentanti o, se vogliamo, tra i rappresentanti eletti a loro volta dai rappresentanti del primo. In questa relazione, il Governo dice: "Cari elettori, noi siamo stati da voi nominati (indirettamente) per decidere in merito a questioni di carattere pubblico, ma su questo argomento vorremmo essere sicuri che la decisione venga presa direttamente da voi".

Questo, in teoria. In pratica una persona con un minimo di cinismo potrebbe ragionare in maniera diversa. E ripensare al fatto che questo tipo di consultazioni:
  • sono sempre a carattere abrogativo, per cui è come se i nostri amici politici ci dicessero "Noi abbiamo deciso così. Nel caso voi non foste d'accordo e quel giorno foste nella vostra città di residenza invece che al mare con la vostra famigliola, fatecelo sapere. (Ah, sapete che dovete indicare  per dire No, non siamo d'accordo?)".
  • devono superare un quorum, il che significa che se una grossa parte dei cittadini non esercita il proprio diritto al voto, questo viene automaticamente interpretato come un "No", ovvero: "Caro Governo, ci rimettiamo alle tue decisioni perché ci fidiamo di te oppure perché ci scoccia informarci e insomma non ci frega un cazzo, dacci oggi i nostri cetrioli quotidiani ecc.".
Veniamo a questo referendum e proviamo a considerare il tema del nucleare. 

Sapete qual è il mio atteggiamento?

Paura.

Da cosa deriva questa mia paura? Ci sono vari fattori.

Questa materia è molto delicata. Escludendo gli artisti eclettici che parlano di qualsiasi cosa o testimonial di botox e silicone, ieri sera i dotti si sono profusi nel riportare cifre, statistiche e via discorrendo (della serie: su 4000 bambini affetti da cancro in seguito alle radiazioni di Chernobyl, solamente - è stato detto proprio così, "solamente" - quindici sono morti; persino la Santanché stava per sputargli in faccia).

A volte i pro-nucleare sono politici che non sanno neanche sostituire una lampadina di casa. In altri casi, si tratta di esperti riconosciuti in materia di energia.

Per questi ultimi un tema così controverso rappresenta sempre una sfida. Vincere significa rendere semplice un fenomeno complesso. Piegare gli elementi al loro volere. Partire da calcoli matematici e diagrammi al computer per realizzare quel qualcosa che la gente comune e ignorante non arriverebbe mai neanche a pensare. Insomma, gli scienziati adorano le sfide.

Ora, mettere in discussione il loro senso di sicurezza equivarrebbe a contestare la loro mente, la loro fiducia nella scienza e (soprattutto) in loro stessi, idea che non possono concepire o accettare.

Quando gli scienziati sentono "Il nucleare non è sicuro", "Il problema delle scorie non è risolto", "Guardate cosa è successo a Fukushima nonostante siano passati venticinque anni da Chernobyl", in realtà percepiscono "Non mi fido di te". Quindi l'insistenza nel controbattere è rivolta a chi non si fida di loro. Per gli scienziati è una questione personale. Per cui frappongono il proprio ego a una questione di carattere pubblico. Proprio per questo io non mi fido. 

Ma tralasciamo la riflessione suddetta e cambiamo prospettiva.

Io non sono certo un fisico nucleare. Sono solo uno Speaker. Ma sono comunque chiamato a decidere e votare secondo la mia coscienza. E quest'ultima, pensate un po', non mi dice "Rimettiti ai numeri dei massimi esperti e ai consigli del tuo Governo" ma piuttosto "Basandoti sulle tue esperienze, giudicheresti sicuro ripensare al nucleare, anche in considerazione del progresso accumulato dopo la tragedia russa e nonostante il recente disastro di Fukushima?"

Facciamo qualche considerazione molto banale.

I recenti incidenti presso le centrali nucleari in Giappone hanno mostrato l'insicurezza dei reattori, anche di quelli costruiti con "criteri moderni". Ma non solo: come ho già detto, gli effetti di tali incidenti sono stati fortemente minimizzati e tenuti nascosti il più possibile dal governo nipponico. E io non posso fidarmi di un'istituzione che nasconde la verità all'opinione pubblica.

Sì, direte voi, ma quello è il governo giapponese, non italiano.

Bene, in merito all'Italia, come dicevo, mi baserò sulle mie esperienze personali (che riguardano anche il mio attuale impiego nella Pubblica Amministrazione e i quattro anni trascorsi in aziende private), che mi portano a fare le seguenti considerazioni riguardo il nostro Paese:
  1. I problemi vengono spesso risolti in maniera politica invece che tecnica, ovvero si cercano delle scappatoie, come ad esempio le deroghe, per evitare di affrontare una questione con la coscienza, la professionalità e la preparazione necessarie.
  2. Non esiste il concetto di qualità, ma piuttosto "una mano lava l'altra". E' classico l'episodio di un mio ex datore di lavoro che ottiene una commessa grazie all'amicizia con il cliente, sostituendo però tre senior con diecijunior. Cosa che, ça va sans dire, diminuisce drasticamente il risultato qualitativo del team e quindi il servizio finale.
  3. Direttamente collegato al punto precedente, in Italia si pensa solo al risparmio quando si tratta di acquisire e al profitto quando si tratta di fornire.
Adesso mettete insieme queste ultime tre riflessioni e pensatele associate al nucleare. Vi sentite ancora sicuri?

Se ancora ritenete che i nostri governanti (o chi per loro) prendano le decisioni migliori per noi e la nostra tutela, ricordatevi del recente terremoto in Abruzzo e provate a cercare il sito dove sono contenute le copie di sicurezza dei dati dell'Anagrafe Tributaria, ovvero i vostri dati personali (altro che privacy su FaceBook): notizia di pubblico dominio (e non dovrebbe esserlo), come potete leggere qui e qui.

Se infine siete di quelli che dicono "Eh va be', allora torniamo nelle caverne, a lume di candela ecc." allora infilatevi un razzo su per il culo e provate a raggiungere Marte. Fatelo per il progresso dell'umanità: una testa di cazzo in meno su questo pianeta.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Simphony of destruction" dall'album "Countdown to extinction" dei Megadeth. Voi fate come cazzo vi pare. Ma io voterò "sì" per dire "no".

2 commenti:

  1. la paura...ce l'ho anch'io perchè ormai non mi fido più di nessuno

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  2. Già, di chi fidarsi? Proprio questo è uno dei punti.

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