domenica 8 maggio 2011

Tre giochi per adulti

Oggi, 8 maggio, mi dicono sia la festa della mamma. Per quest'ennesima trovata consumistica può andar bene quello che ho scritto qui.

Adesso invece parlerò di tre giochi che non ho praticato fino ai dodici anni.

Il primo è il seguente. Ogni volta che ceno da solo, non devo alzarmi da tavola prima di aver finito di mangiare, ovvero: devo avere tutto a portata di mano e non essermi scordato niente. Puntualmente perdo.

Il secondo lo pratico da quando ho passato l'equivalente di intere ere geologiche nel traffico della capitale. Provo a costruire una parola partendo dalle lettere che leggo nelle targhe. Oggi pomeriggio ho incontrato un DLxxxEM che mi ha fatto pensare al termine "dilemma". Oltre le ventuno lettere dell'alfabeto diventa un po' complicato, però una volta ho incontrato un "CWxxxLF" che, sfruttando la pronuncia inglese, ho tradotto in Sea Wolf.

Il terzo gioco (per niente politically correct) lo pratico con Lei quando facciamo due passi in giro, senza una meta precisa. Ricorda un po' quello che fa Woody Allen con Diane Keaton in "Io e Annie": ci mettiamo ad analizzare e criticare quelli che vediamo passare, cercando di non farci sentire.

Tipico commento quando vediamo una persona in sovrappeso in bici o che pratica jogging:
- Hai voglia a correre.

Una tipa ha un'andatura tipo passo dell'oca?
- Ma come cammina quella? (Questo commento purtroppo è stato sentito dalla "vittima", che si è girata verso di noi, con un sorriso di vaffanculaggine, meritato.)

Oppure:
- Mmm, bello quel tatuaggio sull'intera gamba. Molto fine, di tre colori diversi, uh. Se non fosse che il polpaccio è grande quanto un prosciutto di Tom & Jerry.


Classica discussione:
- Bella quella borsa
- Quella? Ma è enorme!
- Lo so. Mi piace. Certo, anche quella che la porta è enorme.
- L'ha presa della sua misura insomma.


Il gioco del "Ma fatti i cazzi tuoi, ti sei guardato allo specchio?" a volte prende la piega del "C'è speranza per tutti/e" quando l'oggetto dell'analisi è una coppia male assortita, tipo lui col fisico costruito a base di amminoacidi ramificati e creatina versus lei 150 kg di abbandono fisico con le pieghe nei fianchi che puoi giocarci con le automobiline della Polistil, perdendocele dentro.

Proviamo anche a immaginare dei dialoghi tra di loro, ma siccome la realtà supera la fantasia, se li sentiamo chiacchierare è la volta dei vari: "Mmm che finezza..." in quanto frequentemente entrambi hanno studiato a Yale. L'apoteosi è se chiamano a gran voce i figli Sharon e Michael (sic).

Già, i bambini. Che per un motivo o l'altro ci spingono a commenti tipo "Non mi farei mai trattare così da mio figlio" o "Io non mi comportavo mica così da bambino, guai!".

Arriviamo anche a dire "Non si porta così il cane".

So già che un giorno lanceremo un commento a voce troppo alta e finiremo accoltellati dietro la siepe di una villa comunale. Magari sbranati da un rottweiler. Che, potete starne certi, si chiamerà Rocky.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Play the game" dall'album "The game" dei Queen. Voi fate come cazzo vi pare. E non siate ipocriti, anche voi giocate.

0 commenti:

Posta un commento