sabato 9 aprile 2011

Il telefono. La mia croce.

Ognuno di noi ha dei meccanismi mentali di protezione.

Ad esempio: creare delle bugie a fin di bene (il nostro, naturalmente). E' un modo per difenderci dagli altri, dal loro giudizio. Per essere davvero convincenti, anche le menzogne devono essere tali. Quindi il risultato migliore si ottiene quando mentiamo a noi stessi, cioè la bugia non è tale nemmeno per noi, a meno di non analizzare approfonditamente la cosa.

Un esempio. In ufficio hanno dato ai dipendenti la possibilità di richiedere una scheda telefonica convenzionata, permettendo di risparmiare parecchio rispetto alle tariffe "regolari". Io non l'ho richiesta. Per i seguenti motivi:
  1. Ho il timore di diventare rintracciabile per i miei superiori (come se fossi indispensabile, eh).
  2. I numeri di telefono sono stati esposti in una pagina della intranet dell'agenzia e non mi va l'idea: la privacy ecc.
  3. Cambiare numero è una follia: tutti ti cercano all'altro, soprattutto quelli per cui pensi: "Va be' che glielo dico a fare, non ci sentiamo mai"
  4. Non mi andava di comprare un altro cellulare, anche dual-sim, per usare entrambi i numeri.
  5. In effetti io telefono pochissimo: 50 € di ricarica mi durano per un anno e mezzo, l'operatore quasi mi blocca la scheda
La realtà è però un'altra. Io odio il telefono.

Siete liberi di pensare che io:
  • sia sordo e/o
  • balbetti e/o
  • abbia difetti di pronuncia che Gatto Silvestro e Paperino si sognano.
Ma è più forte di me: quando sento squillare il telefono (che sia quello dell'ufficio o il mio cellulare) non penso "Chi sarà?" ma "Chi cazzo rompe i coglioni adesso???".

Forse tutto è cominciato parecchi anni fa, quando ero bambino. Ero in ufficio dai miei ma loro non erano in stanza. Chiamò un loro collega, io risposi, lui non mi chiese chi fossi (data la mia voce di allora, forse pensò a una segretaria) ma mi domandò se fosse arrivata una certa pratica. Magari perché sentivo spesso parlare di lavoro mio padre e mia madre, mi sentii in dovere di rispondergli e bofonchiai un "n-no..." (e naturalmente non avevo la più vaga idea di cosa stesse chiedendo). Al che lui tirò un bel "Ma porco..." e chiuse la comunicazione.

Con la cornetta ho sempre avuto un pessimo rapporto. Spesso mi è capitata la vecchietta che sbaglia numero e non chiede scusa. Allora l'ultima volta ho fatto finta di niente e lei m'ha raccontato i fatti suoi. Dopo cinque minuti mi ha detto:

- Com'è che oggi hai una voce diversa?
- Per parlarti meglio.

Ho sempre pensato che il telefono sia stato inventato non già da Meucci ma dalla moglie. E' nota infatti la propensione delle donne alla comunicazione. Soprattutto se unidirezionale. Per esempio, Lei è riuscita a condensarmi, in una telefonata di un'ora, ben due ore di pettegolezzi raccontati durante un tè con un amica. E mentre blaterava di una tipa che giochicchiava con la cerniera lampo dei pantaloni di un collega, io pensavo che avrei preferito fare altro (leggere, suonare la chitarra, guardare una puntata di Scrubs). Invece camminavo per casa col cellulare in mano e ogni tanto lo allontanavo dall'orecchio (che nel frattempo era diventato incandescente) per bestemmiare un pochino, mentre l'orchite mi faceva inciampare. A un certo punto Lei mi ha chiesto:

- Scusami, ti sto annoiando?
- SI'.
- Ma come???

Diciamoci la verità: spesso le comunicazioni sono inutili. Mia madre mi telefona ogni sera e mi chiede:

- Tutto OK?
- Tutto OK.
- Tutto a posto?
- Tutto a posto.
- Tutto tranquillo?
- Tutto tranquillo.

Una volta le ho fatto notare che:
  1. Mi chiede per tre volte la stessa cosa. Solo, con parole diverse.
  2. Quindi basterebbe la prima risposta.
  3. Perché continuare a chiedermelo? Dà per scontato che mi debba succedere qualcosa? E se mi incalza, cambio versione? Cos'è, un interrogatorio? Dov'è lo specchio mono-direzionale?
  4. Se anche mi capitasse un problema certo non glielo racconterei (come quando mi sono rotto una gamba e gliel'ho tenuto nascosto fino a Natale, quando sono dovuto rientrare per forza a casa, se no chissà cosa pensava - che mi fossi rotto una gamba, magari); figuriamoci, già è agitata quando è tutto OK, tutto a posto e tutto tranquillo; sarebbe il mio incubo se, trovandomi in difficoltà, decidesse di venire a stare da me per "aiutarmi": mi suiciderei buttandomi dalla finestra (10° piano, adoro stare in alto). Quindi preferisco, nel caso, mentire a fin di bene. Il mio, appunto.
  5. Ad ogni telefonata mi chiede: "Cos'hai? mi sembra un pochettino..." e questo "pochettino" non si sa né cosa sia né da dove lo ricavi (cioè non lo so io e non lo sa lei); certe volte prima di chiamarla mi faccio un cocktail di ero e coca, in modo da stare su di giri e non farle pensare che io sia depresso; allora lei mi dice: "Eh, come sei allegro oggi! Cos'è successo???". Niente, non se ne esce.
Se non si è ancora capito, mia madre è un tipo un po' nevrotico. Per prima cosa quando sto al telefono con lei apro repubblica.it, perché sicuramente mi chiederà: "Hai sentito cos'è successo (per dire) a Catanzaro? Non leggi le notizie?". Ora:
  • Io vivo a Roma.
  • Mia madre sta a Enna
  • Entrambi sono posti molto lontani da Catanzaro, a meno che non esploda una centrale nucleare; in tal caso, niente più sushi.
Insomma, sticazzi di Catanzaro. Per non parlare delle previsioni del tempo. Io non le guardo e mi baso su quello che vedo dalla finestra la mattina. OK, magari non è il massimo, e che li abbiamo in orbita a fare i satelliti ecc. Ma lei riesce a darmi tutte le previsioni dei sette giorni a seguire, naturalmente concentrandosi su quelle negative.

- Mamma, oggi sono stato al laghetto dell'EUR, sdraiato su una panchina, a prendermi un po' di sole
- Eh, ma devi stare attento! Le previsioni dicono che da domani arrivano brutti nuvoloni!

Capito perché finisce che io non le racconti niente? Perché trova sempre un aspetto negativo. Ma naturalmente non finisce qui, perché poi lei mi rimprovera:

- Ma non mi racconti ma niente?

Infine, vogliamo parlare della telefonata standard della madre a uno studente universitario? Ho dimostrato ai miei coinquilini dell'epoca che potevamo tranquillamente scambiarci i telefoni, tanto le nostre risposte erano sempre queste:
  1. Sì, tutto bene
  2. Sì, sto mangiando
  3. Sì, i soldi mi bastano
  4. Sì, studio
  5. Va bene, ciao
Quindi, ad amici ed amiche chiedo perdono per la mia "misantropia telefonica": come avete letto non lo faccio né per tirchieria né per pigrizia o tanto meno per amnesia. Scriviamoci o, quando possibile, incontriamoci davanti a una pizza e una birra.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Call me" dei "Blondie". Voi fate come cazzo vi pare.

4 commenti:

  1. mi hai fatto ridere :-)
    mi sono ritrovata alla perfezione
    ....
    ......
    ........
    nel ruolo di tua madre
    XD

    RispondiElimina
  2. Le madri sono fatte con lo stampo ;^)

    RispondiElimina
  3. IO: "mamma se telefona Cicci non ci sono"
    LEI: "e se non telefona?"....

    RispondiElimina