giovedì 7 aprile 2011

Entomologia AKA il circoooooooo...

(Le trasmissioni proseguono con programmi di repertorio)

Per un anno lavorai a Palermo e presi in affitto un monolocale. Letto matrimoniale, armadio, tavolino pieghevole, angolo cottura, mini-frigorifero, bagno. Venti metri quadrati. Praticamente era la casa di Pozzetto nel "Ragazzo di campagna", solo che la sua aveva più roba.

Il locale si trovava all'interno di un complesso ed era attiguo ad altri simili, tutti di uno stesso proprietario. Le mura tra ogni appartamento erano molto sottili e la notte potevo sentire molto più di quanto volessi: il russare del mio vicino, un gruppetto che giocava con la PlayStation alle corse automobilistiche, i sospiri di una fanciulla che si faceva trapanare dal ragazzo.

Il problema, però, non erano i residenti al di là della mia porta, ma quelli all'interno del locale. La mia casa (anche se avevo affittato stanze singole più grandi) era infestata da qualsiasi tipo di insetti.

Una notte venni svegliato da un rumore che non riuscii subito ad identificare. Colto nel sonno, per me poteva anche essere un carro armato che passava da quelle parti. Accesi la luce. Il frastuono proveniva da una busta sopra l'armadio. Dopo qualche istante si manifestò il responsabile: era uno scarafaggio (o "blatta") lungo quasi dieci centimetri; sorpreso dalla luce della mia abat-jour, era quindi uscito dalla busta spiccando un salto verso terra. Trattenendo lo schifo, presi una paletta e lo spiaccicai. In effetti, con la bella stagione, ogni lunedì trovavo uno scarafaggio a pancia all'aria, stecchito a causa del caldo. (Anche voi avete prurito?)

Una mattina finii la doccia e mi misi gli occhiali. Feci per togliere il tappetino di gomma per farlo sgocciolare, quando vidi un ragno dalle zampe lunghe cinque centimetri ciascuna. Spiccai un salto e bestemmiai, dopodiché cercai qualcosa per ammazzare quel coso con cui speravo di non essere entrato in contatto mentre mi lavavo. Da quella volta ho fatto sempre la doccia con gli occhiali e mi sono ripromesso di farmi operare agli occhi (cosa che in effetti ho fatto).

Una notte mi svegliai per il fracasso che faceva un calabrone contro la finestra. Accesi la luce e saltai in aria bestemmiando e tremando: c'era un piccolo scorpione rosso che camminava in un angolo della stanza. Lo ammazzai, ma quella notte non riuscii a riaddormentarmi. Alle 4:30 mi rassegnai a non riprendere sonno. Mi preparai, presi la metro e andai in ufficio. Raccontai l'accaduto ai miei colleghi. Kalosjo mi rassicurò:

“Di che colore era? Rosso? Quelli rossi non sono velenosi. Bisogna aver paura di quelli neri”.

Dopo un paio di settimane trovai un altro scorpione. Non era rosso, ma non era neanche precisamente nero - diciamo color cenere. In effetti, stavolta pensai semplicemente: "Eccone un altro". Ero pronto ad affrontare la savana facendomi strada tra le mangrovie a colpi di macete, in camicia, pantaloncini e panama.

Mi sembrava di essere in un circo. Avevo messo delle trappole per formiche. Inutili perché avevano scavato un buco che dava direttamente sulla strada, così avevano un continuo ricambio di aria e di compagne. Vi racconto questa scena. Avevo le zanzare e usavo il tossicissimo fornellino della Vape. Una sera:
  1. ho visto una zanzara stordita per terra
  2. le si è avvicinata una formica, che ha cominciato a toccarla
  3. la zanzara, spaventata, si è riavuta e ha ripreso subito a volare
  4. la formica, rimasta aggrappata, ha preso il volo con l'altra
  5. l'insetto di terra è quindi precipitato mezzo metro più avanti
(Ancora prurito?)

E a proposito di zanzare.

Un anno dopo mi trasferii a Catania. Se a Palermo avevo avuto vari tipi di insetti, qui lottavo solo contro le troie succhia-sangue. Il problema era che non si limitavano a pungermi: il loro ronzare mi svegliava continuamente. Per proteggermi, alzavo le lenzuola il più possibile, lasciando scoperto solo il naso per non soffocare, così durante l'estate sudavo tipo sauna e rischiavo di morire per disidratazione. Non bastava, erano assatanate.

Per un anno abitai in un bivani in cui la stanza da letto non aveva porte ma dava direttamente sul soggiorno, rendendo inutile ogni utilizzo di Vape o simili. Inoltre i muri avevano il parquet, quindi le bastarde infami erano pure difficili da localizzare. Ho passato ore a cercarle, provando persino con una torcia elettrica al buio, per avere la soddisfazione di spiaccicarle contro il muro, lasciando la macchia di sangue. Pure qui però c'erano dei buchi (alle finestre) per cui gli insetti non finivano mai. Le avevo persino a Febbraio, quando per il freddo c'era la condensa sui vetri. (Cercare un altro appartamento no, eh?)

In queste condizioni dormivo veramente poco e in ufficio ero distrutto. A volte era una lotta continua tenere la testa dritta e non farla crollare davanti allo schermo.

Se mi capitava, visto che le case a Catania sono alte 5 metri, per raggiungerle spruzzavo loro il Glassex multiuso, tipo laser-game. Avevo tutti i muri umidi e pieni di bollicine.

Alla fine mi ritrovai costretto a dormire usando un ventilatore puntato all'altezza della testa, anche in inverno. L'aria mossa confondeva il volo degli insetti, mentre il rumore uniforme delle pale copriva il ronzio di quelle maledette.

Così oggi abbiamo parlato della mia passione per l'entomologia.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Bumble bee (crash landing)" di Nuno Bettencourt, sulla compilation "Guitars that rule the world". Voi fate come cazzzzzzzzzo vi pare.

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