mercoledì 23 marzo 2011

Seghe mentali

Io mi masturbo. Ma non nel senso che intendete voi.

Cioè, certo che mi masturbo. Vivo una storia a distanza e non La vedo (riferito naturalmente a Lei - e alla patata) da quasi tre settimane. Il che non è una giustificazione: se vivessimo insieme penso che lo farei comunque, per il puro piacere di darmi piacere (appunto) da solo, ad esempio quando mi sveglio alle tre di notte con in mano la causa della mia fase REM agitata. In qualche modo dovrò pur riaddormentarmi, no?

(Già alla fine del diciannovesimo secolo Freud forniva una chiave di lettura dei complicati labirinti onirici. Metti ad esempio, che sogni di trovarti nudo in una camera da letto con un'amica nuda anche lei, vi baciate, vi accarezzate, vi sdraiate sul letto e fate l'amore con passione e dolcezza, vi guardate negli occhi e vi baciate ancora e i vostri corpi vibrano e si esplorano e insomma raggiungete l'orgasmo e ti accasci su di lei e vi abbracciate e vi baciate di nuovo. Bene, secondo il fondatore della psicanalisi vuol dire che avete voglia di andare a cavallo e di usare una frusta.)

Nell'ottocento si pensava che questa pratica portasse alla cecità, teoria dimostratasi infondata - e il fatto che mi sia operato agli occhi non vuol dire assolutamente nulla.

Del resto masturbarsi fa bene. A riprova, già vent'anni fa ho visto un servizio su Playboy che ne parlava in termini entusiastici e anzi venivano consigliate proprio le pagine della rivista per accompagnare tale atto. Il che equivale più o meno a chiedere al macellaio se la carne che vende sia ottima o domandare a un politico se io faccia bene a votarlo, ma queste sono maliziose congetture.

Oggi però non era mia intenzione parlare di masturbazione in quel senso. In "1997 - Fuga da New York" Kurt Russell ("Jena" alias "Snake") è in missione ma si diverte a sorvolare Manhattan con il suo aliante, Lee Van Cleef gli chiede cosa stia facendo e l'altro gli risponde: "Mi sto masturbando!".

Ecco: trastullarsi, giochicchiare con la vita, cazzeggiare senza approdare a nulla.

Io mi limito ad alzarmi, andare a lavoro, sbrigare le mie pratiche e attendere i tre migliori momenti della mia giornata in ufficio:
  1. il panino alle 11 (o festeggiamenti per un compleanno o un battesimo)
  2. il pranzo alle 13:15
  3. l'uscita intorno alle 16:00
E soprattutto cazzeggiare coi colleghi. In quello mi sento particolarmente dotato. Non dico che sono l'anima della festa, ma se in sala mensa sentite casino è colpa mia e di altri due o tre amici. Poi continuo a casa: sui servizi di social network posto una marea di link rompendo i coglioni ai miei contatti: "A SpeakerMù, mo basta! Apro Facebook e ci sta solo robba tua!" (Che ci posso fare se gli altri tuoi contatti sono timidi?)

La sera, a volte una pizza tra compari cazzoni, a volte prove con la band. Oppure scrivo cazzate come questa, alla luce di una abat-jour tra pile di vecchi CD, libri e DVD.

Nel WE prendo l'aereo e sto con Lei. Così non mi masturbo.

Invece vorrei avere un piano. Per molti equivale a comprare casa, sposarsi, mettere al mondo dei figli. Per altri vuol dire, che so, aprire un'azienda di informatica, scrivere tre libri, ottenere un contratto con una casa discografica, comprare un terreno e piantarci un vigneto ecc.

Avete presente il monologo finale di "The great kahoona"? Dove dice:

"Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno."


Ecco, io non lo so se sono interessante. Non credo. Però vorrei sapere cosa fare della mia vita. Avere un'idea.

Ma non basterebbe. Ancora una volta mi allaccio alla fiction (come a un lampione per avere corrente in casa): in un racconto di fantascienza le persone ricevono la visione di un giorno nella loro esistenza trent'anni più in là. Uno dei protagonisti è un cameriere che aspira a diventare scrittore; scopre però che nel futuro avrebbe lavorato nello stesso locale di sempre. Non riuscendo ad accettare il suo fallimento, si suicida (paradossalmente rendendo infondate tutte le previsioni, compresa la sua).

E allora non basta solo l'idea. Ci vogliono il talento e le palle di buttarsi a capofitto in una "cosa". E magari anche un pizzico di fortuna. E crederci. Una strada da prendere e percorrere fin dove si arriva e vaffanculo.

Questa è Radio Free Mouth, io sono SpeakerMuto e sto ascoltando "Spread Your wings" dall'album "News of the world" dei Queen. Voi fate come cazzo vi pare.

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