lunedì 14 marzo 2011

PRK - Guarda la luce verde

(Le trasmissioni notturne proseguono con un programma di repertorio)

Mentre l'infermiere mi accompagna con l'occhio destro bendato, mi rendo conto che la vita sarebbe più complicata se avessi una visione monoculare: andrei a sbattere dappertutto, non potrei guidare e sarei costretto a prendere i mezzi pubblici con tutti i loro ritardi o, peggio, mendicare passaggi in auto di continuo!

Mi viene da pensare che in questa clinica operano un occhio per volta perché c'è il rischio che l'intervento non vada bene. Se è così, però, vuol dire che neanche loro si fidano del risultato? Faccio ancora in tempo a cambiare idea?

No, che figura ci farei! Poi, mica mi ha obbligato nessuno. Erano anni che pensavo di sottopormi alla “laser terapia”. Quale momento migliore che a seguito di un'assunzione nel pubblico impiego? Ma sì, pensiamo al meglio, mi dico: niente più occhiali! Sarò più figo! Potrò farmi la doccia senza occhiali e senza paura di non vedere qualche ragno enorme! In piscina non avrò più possibilità di fare figure di merda perché non riconosco le persone.

Arriviamo in una stanza buia: la sala operatoria. Ci sono dei macchinari, un lettino e delle persone che non riconosco: una, cioè il chirurgo, è il dottore che mi ha visitato mesi fa, ma lo riconoscerò solo durante il secondo intervento e dal timbro di voce.

E' lui che mi dice di guardare una luce verde di fronte al mio occhio. Gli amici che avevano già subito l'intervento me lo avevano anticipato; mi avevano anche detto che a un certo punto non riuscivano più a vederla. Quante volte ho pensato: e se mi distraggo e guardo da un'altra parte? Il laser mi brucia la parte sbagliata? Perdo la vista senza possibilità di recupero? Perché non mi ancorano il globo oculare con delle pinze morbide, così non c'è pericolo di perdere la posizione corretta? E' un ospedale serio? Forse dovevo informarmi meglio, molto meglio!

Si comincia. Mi aprono l'occhio e mi tengono le palpebre aperte con qualcosa che mi ricorda una scena di “Arancia meccanica”: il protagonista, in terapia psichiatrica, è costretto a guardare scene di violenza proiettate su uno schermo, con gli occhi tenuti spalancati mentre un'infermiera gli somministra continuamente del collirio per non far asciugare la pupilla. L'attore ha dichiarato in seguito di aver rischiato la vista: proprio il pensiero giusto al momento giusto!

Adesso ho davanti una specie di spazzolino elettrico che fa un rumore strano. Ma che sta facendo? Mi sta grattando l'occhio! Allora è questa l'operazione, penso. Certo, è difficile guardare il puntino con questo coso davanti. Ma quanto dura? Comincia a darmi fastidio, lacrimo copiosamente e mi viene il dubbio che stia piangendo: sono tesissimo! E invece no, quella era solo l'asportazione dell'epitelio, prima del laser. Mi tengono la testa ferma mentre comincia la fase decisiva. Il puntino luminoso verde di fronte a me comincia a perdersi in un mare rosso palpitante, stile film horror anni '60. Mi sembra di essere in un film di fantascienza, quando l'astronave fa un “balzo nell'iperspazio” o l'Enterprise passa a “velocità Warp”. Sento la puzza di bruciato di cui mi avevano accennato. Omioddiocoshofatto! Il laser mi brucerà la retina, mi passerà da parte a parte! Mi viene in mente che nel secolo scorso le lobotomie si effettuavano passando per l'occhio e non è certo un gran pensiero di fiducia rivolto alla classe medica!

“Guarda la luce verde, mi raccomando. Bravo, bravo...” Incredibilmente riesco a guardare fisso quel puntino dall'inizio alla fine! Quando temo di perderlo, il rosso svanisce: è andata! Il laser è durato pochi secondi. Mi mettono una lente a contatto neutra per protezione. Wow, ancora un po' sconvolto posso finalmente alzarmi e andare, novello Lazzaro operato di FKT.

Mi raccattano i miei due angeli custodi, che a loro volta subirono l'operazione anni fa. Non proprio felicissimi di essersi alzati alle 6:30 per accompagnarmi in clinica, si prodigano per rintracciare i preziosi colliri che fanno parte della terapia. Stilerò una tabella e userò la sveglia del cellulare per ricordarmi di prenderli agli orari indicati. A tal proposito, una tizia dell'ospedale ci dà le indicazioni sui suddetti orari, che però differiscono da quelli scritti sulla ricetta! Dove sono capitato? Mah! Va be', mi dico, il peggio è passato.

Prima di andare devo ritirare degli occhiali scuri per proteggermi dagli ultravioletti, ma per prenderli bisogna uscire dallo stabile principale, esponendosi ai suddetti raggi: coerenza perfetta.

Hey, dico, ma ci vedo già meglio! Non benissimo, ma promette bene! Forse per il momento non sarò costretto a vivere con un occhio solo.

Non ho mai guardato così spesso fuori della mia finestra. Mi auguro che le insegne sulla Laurentina diventino più chiare il prima possibile.

Passano i giorni e si avvicendano: bruciore, lacrimazione come se avessi l'influenza, sensazione di pietruzze tra le palpebre, la lente a contatto che mi dà sempre più fastidio e la vista che non accenna a migliorare, anzi dopo una settimana peggiora!

Chi me l'ha fatto fare? Ecco, lo sapevo! D'altronde il chirurgo me l'aveva detto: una persona su 4 deve rifare l'intervento perché non risolve tutto con il primo. E se invece fosse andato storto qualcosa in maniera irrecuperabile? Se fossi quella persona su un milione che perde la vista in seguito al laser?

Poi, improvvisamente, nove giorni dopo l'intervento mi sveglio e comincio a vederci abbastanza bene: leggo la scritta “Good year” dall'altra parte della strada. 

Allora ci siamo! Funziona! Mi viene in mente John Belushi che grida: “Io ho visto la luceeee!” e fa le capriole in chiesa! E penso anche a Jeff Healey, il chitarrista non vedente che cantava “Can You see the light?”; la citazione dei Dream Theater in “Take the time”: “Ora che ho perso la vista, ci vedo di più” (che sarebbe presa da "Grande Cinema Paradiso"). E insomma tutta una serie di citazioni relative. Sempre meglio delle battute trash degli amici: “Ci vediamo”, “Occhio”, “Riguardati” (che mi dicono valga doppio).

Due settimane dopo mi faccio grattugiare l'altro occhio. Idem come sopra. E adesso ci vedo come una persona normale. Cioè non benissimo ma abbastanza bene.

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