Avere paura di volare è proprio l'ideale quando vivi una storia a distanza. Già normalmente considero prendere l'aereo così frequentemente una roulette russa. Oggi poi le condizioni meteo non erano meravigliose a Verona, ma a Roma erano abbastanza brutte.
Intanto una parola sulle procedure di emergenza descritte da hostess e steward. Penso che gran parte siano assolutamente inutili e fornite solo per obbligo legale.
- Come allacciare e slacciare: a parte che lo sa fare anche un bambino, me lo dici mentre siamo in fase di decollo e dovremmo già avere le cinture allacciate?
- gonfiare il salvagente dopo l'ammaraggio: in un articolo che parlava di un incidente aereo in mare, veniva indicata come all'incirca il 60% la probabilità che tale manovra abbia esito disastroso (l'ammaraggio, non il gonfiare il salvagente)
Durante la corsa per il decollo, mi chiedo se capiti, e con quale frequenza, che qualcosa vada storto, tipo:
- condizioni metereologiche estremamente avverse che facciano desistere dal decollo; della serie: vabbe' abbiamo scherzato
- una lepre che ci tagli la strada e ci faccia sbandare
- non raggiungiamo la velocità per staccarci dal suolo e continuiamo a correre finché non usciamo dalla pista e andiamo a sbattere contro qualche hangar o finiamo in autostrada o anche in mare; ecco, ricordiamoci le procedure d'emergenza: life vest under your seat!
(Possibili imprecisioni da qui in poi, ma questo mi ricordo, quindi me ne fotto).
Da giovane aveva preso il brevetto di pilota. Un giorno raccontava (non a me direttamente, io non ero degno) di quando si esercitava con lo stallo, così il Cessna che utilizzava per le manovre tendeva ad abbassare il muso. Alla fine aggiunse: "In un solo caso l'aereo scende di coda: durante il decollo. Lì è impossibile riprendere l'aereo. Non c'è scampo".
Molto bene. Mentre ci stacchiamo dal suolo, io penso che è impossibile volare, che non è assolutamente una cosa naturale e che stiamo sfidando le leggi della gravità. Raggiunta una certa quota, l'aereo si inclina per modificare la rotta e così da un lato vedo l'aeroporto, i terreni, le auto con dentro le persone tranquille, perché mica stanno volando, e hanno pensieri banali del tipo "quando arrivo a casa accendo la TV per guardare le migliori azioni della serie A" oppure "devo farmi una cagata che sfondo il cesso"; dal lato opposto vedo il nulla, il vuoto, lo spazio, un ambiente che non mi appartiene.
Attraversiamo le nuvole. L'aereo balla un po', ma niente di serio. Ho visto di peggio. Una volta mi è sembrato di stare a Gardaland sulla giostra "Tornado". In un'altra occasione, di ritorno da Bruxelles per lavoro, un fulmine ci ha colpito. Non me n'ero quasi accorto perché:
- è stato istantaneo
- a parte una leggera variazione delle luci non c'è stato nessun effetto secondario
- uno degli steward ha preso l'interfono e ci ha rassicurato dicendo che gli aerei sono progettati per non risentire di tali eventi
In ogni caso, feci in modo di essere esonerato da quel progetto e non dover tornare a Bruxelles.
Ora sono più tranquillo. Al di sopra delle nuvole si sta perfettamente e si vedono pure i colori del tramonto, che sono di quelli che non puoi comprare in nessun negozio (una cazzata al volo, ah ah).
A questo punto aspetto le hostess per il mio solito bicchiere d'acqua (perché io sono di quelli convinti che i succhi siano fatti con la frutta marcia), mentre continuo a leggere "Frank Sinatra ha il raffreddore" di Gay Talese. So che pure l'atterraggio è un momento delicato ma mi atterrisce molto meno.
Ma.
A un certo punto le nuvole cominciano a sfiorare l'aereo e poco dopo ne siamo di nuovo avvolti. In questi momenti immagino che i piloti non vedano più nulla e si affidino alla fortuna, e nel frattempo ci venga addosso un altro aereo, per cui spero solo in una morte istantanea (non come quella di "Final destination"). Poi mi viene in mente l'espressione "strumentazione di bordo" e penso anche che, date le velocità in gioco, affidarsi sulla visibilità non avrebbe comunque senso. E qui mi tornano in mente altre parole di mio padre alla cloche del suo Cessna con a fianco l'istruttore, mentre sentono alla radio le conversazioni tra la torre di controllo e un aereo, al che l'istruttore si rende conto, bestemmia, prende i comandi e vira, giusto in tempo per evitare un aereo di linea in rotta di collisione. (Comunque, mio padre non poteva farsi i cazzi suoi invece di raccontarmi tutta 'sta roba?)
A un certo punto le nuvole cominciano a sfiorare l'aereo e poco dopo ne siamo di nuovo avvolti. In questi momenti immagino che i piloti non vedano più nulla e si affidino alla fortuna, e nel frattempo ci venga addosso un altro aereo, per cui spero solo in una morte istantanea (non come quella di "Final destination"). Poi mi viene in mente l'espressione "strumentazione di bordo" e penso anche che, date le velocità in gioco, affidarsi sulla visibilità non avrebbe comunque senso. E qui mi tornano in mente altre parole di mio padre alla cloche del suo Cessna con a fianco l'istruttore, mentre sentono alla radio le conversazioni tra la torre di controllo e un aereo, al che l'istruttore si rende conto, bestemmia, prende i comandi e vira, giusto in tempo per evitare un aereo di linea in rotta di collisione. (Comunque, mio padre non poteva farsi i cazzi suoi invece di raccontarmi tutta 'sta roba?)
L'aereo comincia a sobbalzare. Avete mai guardato le ali in questo caso? Bene, non fatelo mai, o le vedreste oscillare terribilmente. Se poi foste paranoici come me, ve le immaginereste spezzarsi o roba del genere. Mai pensato a un'uscita d'emergenza che si apre per errore facendo volare fuori qualcuno che non ha la cintura ben allacciata? Per questo non la slaccio mai in volo. E nemmeno, scommetto, avete immaginato che d'improvviso si apra una voragine sotto il vostro sedile e voi precipitiate in mare o sulla terra. Bene, se non pensate mai a queste cose siete persone razionali, voi.
Si accende il segnale che invita a riallacciarsi la cintura. Inutile indicazione per me, come detto. Se non altro, accresce il mio stato d'ansia. Ci mette il carico l'hostess che annuncia: "Attenzione, vi invitiamo a rimanere seduti, ad allacciare le cinture ecc." ma aggiunge che stiamo per iniziare la discesa verso Fiumicino, mentre io pensavo che fossimo stati inghiottiti da una nebulosa nel cielo.
L'aereo continua a sobbalzare. Ho già smesso di leggere ma adesso metto proprio da parte il libro. Lascio la luce accesa, ma dopo un minuto, in un istante di lucidità, la spengo: preferisco che gli altri passeggeri non leggano l'espressione di panico sul mio volto, favorita da un colorito già naturalmente pallido (ma sono sicuro di essere ulteriormente sbiancato).
E mentre le hostess con passo elegante fanno un giro per accertarsi che abbiamo le cinture allacciate, i sedili posti in posizione verticale, i tavolini chiusi ecc. io sono tentato di chiedere loro un calmante e fare una battuta del tipo: "Come fate a stare così calme? Vuol dire che non stiamo precipitando, vero?"
Nel frattempo odio il mio vicino, che continua imperterrito a leggere un libro di Oriana Fallaci con una flemma invidiabile, a differenza invece delle ragazze/signore dietro di me, che sdrammatizzano pensando al pranzo pesante che potrebbe riproporsi. Io sto con una mano ancorata al bracciolo per resistere ai vuoti d'aria. Dai finestrini non si vede più nulla.
Ora, non sono scaramantico e all'università ho fatto i miei migliori esami (18 e due figure) in vari venerdì 17, ma ho l'ironia di pensare a una serie di coincidenze tipo:
- alla partenza leggo un racconto su un giornalista esperto in "coccodrilli", cioè i necrologi scritti in anticipo, per essere tirati fuori al momento giusto
- prima di partire, viste le condizioni meteo, ho detto a Lei: "Ci sentiamo più tardi, se sono ancora vivo"
- mia madre m'aveva preannunciato che ci sarebbe stato pessimo tempo domenica - ma lei non fa testo perché:
- si preoccupa per qualsiasi cosa; se avessi sempre dato ascolto alle sue preoccupazioni, sarei bloccato in camera mia da 35 anni, altro che abitare da solo e lavorare a Roma
- mi dice pure "stai attento", come se l'aereo lo guidassi io
E' il momento dell'atterraggio e la paranoia ritorna immaginando una virata o un colpo di vento dell'ultimo momento che fa sbattere un'ala sul terreno e ci fa piroettare sulla pista mentre prendiamo fuoco e moriamo lentamente (di nuovo, come "Final destination").
Invece il pilota praticamente accarezza la pista con le ruote. E' finita, sono vivo. Non faccio neanche il gesto strafottente di slacciare la cintura "prima dell'avvenuto arresto dell'aeromobile", tanto dopo gli sguardi di panico non avrebbe senso "fare il figo".
Scendiamo. Chiamo mia madre.
- Com'è andato il volo?
- Tutto OK, nessun problema.
Questa è RadioFreeMouth, io sono SpeakerMuto e ascolto "Nothing else matters" dal "Black album" dei Metallica. E anche questa volta l'ho scampata bella. Voi fate come cazzo vi pare.
P.S.: Mauro Zucconi, sul suo blog "Come diventare il mio cane", ha scritto un post sull'argomento "paura di volare" che a me piace molto. Ho evitato di rileggerlo oggi e spero di non aver involontariamente scopiazzato nulla.
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